Autostrade SpA, una vicenda incredibile


Il braccio di ferro tra Cassa Depositi e Prestiti – Cdp (controllata dal Tesoro) e Atlantia (controllata dalla famiglia Benetton) continua. E non certo a favore della Cdp, a causa di errori gravissimi, vecchi e nuovi.

Tra quelli vecchi, ricordiamo la fin troppo generosa privatizzazione dell’asset, ricco e strategico, quanto può essere strategico il controllo della principale arteria autostradale d’Italia. Tra quelli nuovi, dopo il crollo del ponte Morandi, la decisione bizzosa dei ministri competenti che la concessione dovesse essere revocata, a cui è seguita l’incapacità dilettantesca del team che ha trattato l’uscita della famiglia Benetton, ma non il punto saliente dell’accordo: le condizioni economiche. Incredibile ma vero!

Così, adesso, i Benetton possono chiedere quello che vogliono, come stanno facendo. Salvo sorprese, la definizione è stata rinviata a gennaio, per dare modo a Cdp di riflettere. Nel frattempo, si profila all’interno della compagine governativa qualche divergenza di vedute.

L’Autorità di Regolazione dei Trasporti – Art, che ha il compito di monitorare costi e ricavi dell’autostrada per raccomandare le variazioni della tariffa al Ministero dei Trasporti, non sembra in perfetta sintonia con la ministra De Micheli. La quale, a Otto e Mezzo, presa in castagna da un giornalista, ha negato e minacciato querele, in perfetto stile prima, seconda e terza repubblica.

Informeremo a breve i lettori che il vero nodo della questione sta nelle modalità della privatizzazione, di cui è legittimo dubitare che abbia veramente rispettato l’interesse dello Stato, cioè il pagamento di un prezzo effettivamente remunerativo e la prospettiva di una gestione adeguata del servizio (smentita clamorosamente nel 2018 dal crollo del ponte e da tanti anni di disservizi, come ben sanno gli utenti).

Sulla vicenda, che interessa tutti gli italiani che viaggiano e pagano le tasse, al momento scrivono, con dettaglio documentato, il Sole 24 Ore, per dovere d’ufficio, Huffington Post e Domani, ultima creatura di Carlo De Benedetti, il cui direttore ha polemizzato con la ministra, e quasi nessun altro giornale. Ci chiediamo perché e non riusciamo a darci risposte.        

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