Attacco al risparmio, prestito forzoso in arrivo


Siamo alle soglie del prestito forzoso, molto di più del prelievo notturno autorizzato dal Governo Amato nel 1992, in seguito alla fin troppo nota speculazione di Soros (benefattore delle Ong) sulla Lira. Lo dice Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, in un’intervista a La 7 e alla Stampa, ripresa dal Sole 24 Ore nell’articolo “Il risparmio degli italiani aiuterà la ripresa”. Non c’è rischio di equivoci. Le parole del Governatore sono eloquenti: “La ripresa dopo questa crisi sanitaria conterà anche sul forte risparmio degli italiani”. Finora sembra che le parole di Visco non siano state notate da nessuno. Né dal Governo, né dall’Opposizione. Eppure, sono parole dirompenti, che richiamano i tempi e le condizioni del prestito di guerra, con il contorno delle fedi alla Patria, che vennero date (non tutte). Diciamo subito che non siamo contrari, in punto di principio, al prestito degli italiani agli italiani. Per l’esattezza, abbiamo criticato, in precedenza, che lo Stato fosse stato messo in condizioni di obbligarsi con l’estero, pagando profumatamente i soldi degli speculatori, invece del risparmio nazionale. Per legge. Introdotta nei primi anni 90 da una politica debole, piegata a logiche antinazionali. Mentre, nel frattempo, il risparmio italiano, depositato in banca o investito in Borsa, è stato oggetto di scorrerie di ogni tipo. Quasi mai sanzionate. Incidentalmente, in altra pagina dello stesso Sole 24 Ore si leggono i dati dei Non Performing Loans – NPL (crediti in sofferenza) “ancora da recuperare” (quindi una parte del tutto), che ammontano a 325 miliardi di euro. Ne abbiamo scritto più volte. Sono soldi affidati alle banche, prestati male e sottratti al risparmio, cioè ai legittimi proprietari, che non sono stati risarciti né dal sistema del credito in autotutela, né in Tribunale. Ora il risparmio residuo è diventato improvvisamente interessante. Lo anticipa Visco, come tecnico, previa presumibile intesa con il Governo. Anche con l’Opposizione? Ce lo dicano Salvini, la Meloni e Tajani o Berlusconi. Quanto al prelievo del risparmio, è decisivo che le condizioni di utilizzazione siano stabilite dalla legge, in Parlamento, dopo idoneo confronto di rango costituzionale, non dal Presidente del Consiglio. Così come è necessario che i risparmiatori si associno tra loro per confrontarsi con la politica, le istituzioni e la rappresentanza della magistratura, prima che sia sottratta e sprecata l’ultima vera risorsa finanziaria nazionale. Con effetti, a quel punto, disastrosi e irreversibili.

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