Arcelor Mittal, l’opposizione si muova

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Su Arcelor Mittal, ex Ilva, che rischia di mettere sul lastrico oltre 10.000 persone e in ginocchio l’economia italiana, si è detto molto, ma non tutto.

Che sia frutto di incompetenza, di approssimazione e di beghe tra partiti, è stato detto. Che sia un’operazione programmata di “decrescita felice”, volta a favorire la Cina (e, in prima battuta, la Germania), non è stato detto.

Il mercato dell’acciaio ha subìto una contrazione in Europa in conseguenza della ridotta produzione automobilistica e non c’è spazio, almeno per adesso, per la produzione italiana e tedesca, insidiata dalle importazioni cinesi e turche. Arcelor Mittal, infatti, produce (e vende) meno del previsto. Il che provoca, a cascata, il rallentamento dell’operazione di bonifica e, quindi, la necessità della protezione legale nei confronti delle accuse penali.

La compagine politica al governo finge di preoccuparsi per la retromarcia del contraente indiano. Era dichiarato il progetto di uscita, se fosse stata tolta la protezione legale per manager e imprenditore, fino al completamento dell’operazione di bonifica (che richiede vari anni). Ciò nonostante, la protezione è stata tolta.

C’era un’entente cordiale tra Cinque Stelle, Pd e Cina? A giudicare dall’adozione progressiva di misure di favore per la Cina, sia in sede europea, che nazionale, non si può che rispondere di sì.

Al momento la Cina esporta in Europa la produzione cinese e compra gli stabilimenti industriali meno impegnativi, poi, utilizzando materie prime e seconde africane ed europee e tecnologia europea, produrrà sempre più in Europa, con mano d’opera locale, bianca e nera, pagata poco. L’imperialismo ha sempre risvolti coloniali. Vorremmo che l’opposizione facesse sentire la sua voce e facesse valere la sua azione prima che sia troppo tardi.

 

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