Anno 2020, ci mancava solo la patrimoniale


Il 2020 passerà alla storia come annus horribilis e, nell’incertezza di ciò che sarà il nuovo anno, i deputati Frantoianni ed Orfini sfidano la sorte e, soprattutto, la soglia di tolleranza dei cittadini, annunciando la presentazione di un emendamento in aula a Montecitorio – già respinto in commissione bilancio con parere negativo del Governo – per introdurre una tassa patrimoniale.

Si tratterebbe (il condizionale è d’obbligo) di un’imposta sostitutiva sui grandi patrimoni di almeno 500 mila euro “derivante dalla somma delle attività mobiliari ed immobiliari al netto delle passività finanziarie possedute in Italia e all’estero“, con la previsione di adottare degli scaglioni: il prelievo parte dallo 0,2% per i patrimoni tra 500mila euro e un milione, sale allo 0,5 tra uno e 5 milioni, all’1 percento tra i 5 e i 50 milioni e al 2 percento oltre i 50 milioni di euro.

La proposta, a nostro avviso, desta molteplici perplessità e, come è nostra consuetudine sui temi d’attualità, abbiamo chiesto un commento al noto economista liberale, Prof. Pietro Paganini: “se si devono mettere le mani nelle tasche degli italiani, questo non deve essere fatto inseguendo il sogno ideologico di fondo marxista di riequilibrare la società, perché non produce il risultato sperato. Quello che, invece, si può fare, ma non certamente in questa fase storica drammatica, è una patrimoniale – che può essere chiamata anche in altro modo magari – di emergenza. Non come propone Orfini o il PD, messa a bilancio che diventa un prelievo fiscale ulteriore che si cumula con gli altri.

La contro-proposta di Paganini prevede, semmai, un intervento di natura temporale, ossia “un prelievo, massimo due, assolutamente proporzionale, andando a toccare tutti i cittadini: simbolica sui redditi bassi e sostanziosa su patrimoni elevati, caratterizzata dall’emergenza della situazione e, appunto, dalla temporaneità”.

L’idea di Orfini e Frantoianni, a nostro avviso, tradisce la tendenza di una certa area politica che vorrebbe disincentivare il possesso di beni di proprietà, aumentando la tassazione sugli immobili al punto da rendere impossibile l’adempimento fiscale per mancanza di liquidità.

Di contro, il ragionamento di Paganini è più centrato sulla tenuta dei conti “noi non riusciamo a crescere o a produrre e il debito aumenta, non basta il recovery fund – come sostiene Cottarelli, per esempio – che, comunque, resta per metà a debito. Capisco che non è popolare parlare di debito adesso, ma è da responsabili. Una soluzione va trovata. E una patrimoniale, semmai, è uno strumento per ripianare il debito, non per incentivare consumi che si traducono in interventi scomposti, tipo il reddito di cittadinanza.”

C’è, infine, il tema dei privilegi fiscali di cui godono le multinazionali, alle quali storicamente vengono riconosciuti sconti fiscali ingiustificati: “se siamo obbligati a parlare di patrimoniale allora le multinazionali del web comincino a pagare le tasse in Italia, senza minacciare di andare da un’altra parte. Facebook ha circa 25 dipendenti. La Philip Morris ha ricevuto uno sconto di 800 milioni sul tabacco riscaldato. Come mai? Libertà contro privilegi. Così deve ragionare un liberale, senza riconoscere privilegi agli amici. Il mercato è libero se le regole sono uguali per tutti, sennò si difendono solo gli amici”.

Forse Orfini e Frantoianni dovrebbero impegnarsi di più per fronteggiare le disuguaglianze sociali ed eliminare le distorsioni di sistema che, in parte, ci ha rappresentato Paganini, invece di invocare l’introduzione di una nuova tassa patrimoniale.

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