21 per cento e chissenefrega


A tutto si resiste meno che alle tentazioni, diceva Oscar Wilde. Il paradosso dipinge esattamente l’ingordigia dell’investitore privato che, fino al 21 per cento di rendimento (ci dice Schroders, società di investimenti britannica), non investe in attività contrarie ai suoi principi, al di sopra … pazienza!  Pecunia non olet! 

Puzzano, però, di solito, le attività che producono rendimenti smodati, senza dovere necessariamente pensare ad attività criminali.

Il rapporto di Schroders si sofferma sulle aspettative di rendimento, ma non dice se le aspettative vengono regolarmente soddisfatte nella maggior parte dei casi, e, soprattutto, se gli investitori insoddisfatti cambiano idea sui tassi e sugli investitori istituzionali a cui affidano i loro soldi.

Il tema dei tassi di rendimento è vecchio come il mondo, si è mischiato con le religioni ed è stato gagliardamente rappresentato in letteratura. Perché al tasso di rendimento dell’attività di produzione, realizzata dal lavoro e dall’organizzazione, si sovrappone l’attività speculativa, che spesso sconfina nella ruberia. Ad esempio, quando si fa concorrenza sleale o si determinano i mercati. Cose che accadono regolarmente.

Una volta c’erano le blue chips, società solide, che garantivano sicurezza e bassi rendimenti. C’erano le banche, che, con il pronti contro termine e altri investimenti, garantivano il capitale e il rendimento. Poi è arrivata la bufera e le banche hanno conquistato potere e perso l’allure dell’approdo sicuro. Non c’è motivo che sia così, e si tornerà al piccolo mondo antico, ma prima ci saranno ancora molte perdite.    

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