I 20 anni dell’euro

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Gli italiani vogliono stare nell’Unione Europea, ma avvertono il peso dei diktat europei. Non è una contraddizione in termini. Essere favorevoli al progetto di effettiva unificazione dei Paesi dell’Unione non confligge con l’aspirazione all’esercizio della sovranità in casa propria. Nel rispetto reciproco delle regole trattate e condivise, e, tuttavia, con la consapevolezza, altrettanto condivisa, che il mutamento delle condizioni esterne, lungo la strada dell’unificazione, può comportare l’adeguamento delle condizioni interne.

L’euro nel frattempo ha compiuto 20 anni, è apprezzato dai viaggiatori per le indubbie comodità di una moneta unica per quasi tutti i Paesi dell’Unione, ma attrae anche le responsabilità della perdita di capacità di acquisto e di moltiplicazione dei prezzi, soprattutto nei primi anni di esercizio.

Prodi, principale responsabile politico, per l’Italia, della nuova valuta, riconosce che l’euro non gode di buona fama, ma continua a sostenere le ragioni di una scelta necessaria e irrinunciabile, per la salute dell’economia italiana. E aggiunge, secondo noi sbagliando, che l’euro ha trattenuto l’Italia in Europa.

Noi riteniamo, invece, che l’euro rischi di trascinare l’Italia ai margini dell’Europa, in anni di particolare turbolenza degli assetti geopolitici. A Prodi rispondono, con argomenti motivati, economisti e politologi, che l’euro ha contribuito, in effetti, alle cause della crisi italiana e che, malgrado le difficoltà, il ripristino della situazione quo ante (ritorno alla lira) è un percorso irto di difficoltà, ma non impossibile.

Di certo, nei 20 anni dell’euro il debito pubblico è aumentato notevolmente (era circa il 70 per cento del Pil a fine anni 90) e la produzione industriale è arretrata. A metà anni 90, l’Italia era considerata la quarta potenza industriale del mondo. Ora, resiste intorno all’ottavo/nono posto. Di pari passo, le disuguaglianze sociali sono aumentate esponenzialmente e le garanzie costituzionali (non per colpa dell’euro, ma come riflesso del divario tra ceti sociali, quindi indirettamente per effetto della crisi economica, finanziaria e monetaria) si sono attenuate.

Insomma, non sembra un anniversario da celebrare, ma non tutte le colpe sono dell’euro. Alcuni italiani al comando ci hanno messo del loro.

 

 

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