Venezia affonda ma scienza e cultura possono salvarla.

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Guardando il livello di marea raggiunto i giorni scorsi a Venezia, mi vengono in mente gli ultimi 20 anni, trascorsi proprio in questa città, durante una lunga ed interessante vita accademica. Incantevoli ricordi di immagini, suoni ed odori di un ambiente cangiante, mai uguale, che fanno della Città della Laguna un luogo di meraviglie che resta nei ricordi dell’anima.

Non ho mai lavorato per il MOSE ma ne ho seguito passo passo la sua evoluzione progettuale, le polemiche, le scelte costruttive, i riti collettivi della politica e dei contestatori.

Il MOSE ha assorbito tutte le risorse destinate a questo luogo dalla secolare memoria e da un passato straordinario, nel quale Venezia con la sua Laguna sono stati esempio di buona amministrazione, di potere economico e méta di genti provenienti dal mondo europeo e mediorientale.

Oggi, in tutto il mondo, dove le notizie che riguardano Venezia aprono i telegiornali, Venezia e la sua Laguna appaiono come una grande nave in mezzo all’acqua, alla deriva di un cambiamento climatico non governabile ma prevedibile.

 

Il MOSE doveva essere finito da tempo e avrebbe, se funzionante, potuto mitigare questa eccezionale situazione di “tempesta perfetta”. Ma non è completo e, responsabilmente, i tecnici non lo hanno attivato.

Adesso va completato senza indugi, anche fuori da regole burocratiche che, insieme alle corruzioni dimostrate e già passate in giudicato, hanno causato questa situazione, di cui la conta dei danni è solo una prima responsabilità. Bisogna fare presto, poiché situazioni meteoclimatiche come queste stanno diventando persistenti.

Si deve però fare il conto con la mancanza di strumenti operativi, come la puntuale previsione dei fenomeni, non per incapacità delle persone ma di mezzi. Come nel caso del Centro delle Previsioni delle Maree del Comune, privo di adeguata strumentazione di connessione strutturata con i dati meteorologici di breve periodo, di rapporti collaborativi con gli Enti di Ricerca che, come nel caso del CNR, hanno ridotto il proprio personale a Venezia (la struttura del CNR, per molti anni operativa sul Canal Grande a Palazzo Papadoli si chiamava Centro per lo Studio delle Grandi Masse).

Oggi la sede del CNR a Venezia è all’Arsenale, posto certamente di prestigio, ma il gruppo che si occupava di questi problemi è a poco a poco “evaporato”, senza un ricambio delle persone andate in pensione: il problema ora è ricreare le competenze.

 

Il Sindaco Brugnaro, che certamente non ha colpe per il passato, ha detto che bisogna fare a Venezia un centro di valenza internazionale  per lo studio di questi fenomeni planetari, ma i tempi preparare le competenze sono necessari, come lo sono  quelli per completare il MOSE.

 

E nel completamento del MOSE va definita la sua struttura di governo, oltre alla squadra tecnica per la sua gestione dotata di risorse adeguate per il funzionamento e la ordinaria manutenzione: questo aspetto non ha costi ma pretende scelte precise dello Stato, nella sua funzione costituzionale di garanzia della salvaguardia del Territorio e dei Beni Culturali.

Per il momento lo sforzo va fatto per la salvaguardia dei Beni Monumentali e Culturali, riportando la Città ad un giusto equilibrio tra abitanti, residenti culturali quali studenti, ricercatori ed artisti, con un contenimento della esagerata attività di B&B  che ha ridotto Venezia ad un dormitorio di turisti che sfruttano le strutture dando  un contributo concreto solo alla economia sommersa. Su questo aspetto il potere politico locale deve fare uno sforzo di riflessione e di scelte coraggiose di regole legali e non far  gestire B&B a chi non ha nemmeno il POS.

 

Molte sono le cose da dire e lo faremo nel futuro, osservando, senza voglia di protagonismo, i cambiamenti culturali della politica che deve essere volta, con l’aiuto della sapienza tecnologica, a programmi di lungo periodo e non ad effimere competizioni elettorali.

 

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