Utilità o disutilità delle commissioni di inchiesta parlamentare

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Giuseppe Fioroni ha rilasciato, nei giorni scorsi, una inquietante intervista sul terrorista latitante Alessio Casimirri al Corriere della Sera. L’abbiamo già commentata, intrattenendoci, in particolare, sulle coperture che avrebbero assicurato al latitante una serena attività di vacanziere e ristoratore in Nicaragua. E ci siamo interrogati sulla utilità delle Commissioni di Inchiesta Parlamentare, che costano milioni, impegnano i parlamentari, distraendoli dai compiti di istituto, e non producono risultati concreti di utilità del Paese.

Come Fioroni ha sostanzialmente confermato nella sua intervista, se, dopo 40 anni e oltre dall’omicidio di Moro e della scorta, un politico di rango, come è lui, si interroga sulle complicità irrisolte che hanno garantito la fuga, prima, e la latitanza, poi, del terrorista, senza trovare risposte. Non si può imputare il disservizio (chiamiamolo così) al Parlamento, che non ha funzioni di indagine, ma, allora, le Commissioni (numerose e costose) a cosa servono? Secondo noi, a giudicare dai risultati, a poco o niente.

Ricordiamo che Fioroni è stato il presidente di una Commissione sul caso Moro, eppure lui stesso, ancora oggi, si interroga sulle nebulose che hanno coperto mandanti ed esecutori. La Commissione Stragi, pur affidata ad un valente politico, Giovanni Pellegrino, non ha portato a grandi risultati. La Commissione sulla morte di Ilaria Alpi è entrata in conflitto con l’autorità giudiziaria, ma i genitori della giornalista se ne sono andati senza sapere chi avesse barbaramente ucciso la figlia e perché. Lasciamo perdere la più recente Commissione Banche, che ha prodotto l’unico risultato concreto di rieleggere Casini per l’ennesima legislatura.

L’istituzione della Commissione di Inchiesta Parlamentare è prevista dall’articolo 82 della Costituzione, che, nel secondo comma, per quanto concerne le attività di indagine ed esame, dispone il rinvio a “gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria”. I poteri della Commissione non sono, pertanto, privi di limiti, essendo soggetti, direttamente, ai principi e alle previsioni costituzionali (secondo l’interpretazione della Corte Costituzionale, in caso di conflitto), e, indirettamente, alle disposizioni di legge che regolano il funzionamento dell’attività giudiziaria.

La Corte Costituzionale, chiamata a risolvere un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, ha stabilito che: “… compito delle commissioni parlamentari di inchiesta non è di giudicare, ma di raccogliere notizie e dati necessari per l’esercizio delle funzioni delle Camere: esse non tendono a produrre, né le loro relazioni conclusive producono, alcuna modificazione giuridica (come è invece proprio degli atti giurisdizionali), ma hanno semplicemente lo scopo di mettere a disposizione delle Assemblee tutti gli elementi utili affinché queste possano, con piena cognizione della situazione di fatto, deliberare la propria linea di condotta sia promuovendo misure legislative, sia invitando il governo ad adottare, per quanto di sua competenza, i provvedimenti del caso”.

È, quindi, espressamente sottratta alla Commissione di Inchiesta, così come, più in genere, alla funzione legislativa, l’attività decisoria, mentre viene ad essa attribuita con pienezza l’attività istruttoria, nel rispetto dei principi costituzionali.

Concludendo, noi abbiamo l’impressione che la Commissione di Inchiesta potrebbe essere utile, se assolvesse il ruolo istituzionale e non fosse piegata agli scopi politici dei componenti. Come avviene regolarmente.

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