Una giusta causa

Felicity Jones stars as Ruth Bader Ginsburg in Mimi Leder's ON THE BASIS OF SEX, a Focus Features release.

Un bel film, sulle discriminazioni “di genere” (una volta chiamate “sessuali”) negli Stati Uniti degli anni 50, 60 e 70, e, insieme, un importante spunto di riflessione. Non tanto sulle discriminazioni, che nelle società del mondo occidentale, in molti casi, hanno perfino cambiato verso. Per cui, ad esempio, ci sono le riserve per le quote rosa, ma non per le quote azzurre. Quanto, piuttosto, per il tema delladeguamento della giustizia alle mutate condizioni sociali.

Un tema impervio, dovunque, negli Stati Uniti e in Italia, ora come allora. La società italiana è profondamente cambiata dall’1 gennaio 1948 (data di entrata in vigore della Costituzione) a oggi. I diritti civili hanno fatto grandi o, secondo un certo orientamento sociale, eccessivi progressi. Mentre i diritti sociali hanno perso terreno. Non li difende nessuno, non li difendono le istituzioni, non li difende la giustizia, rispetto a precedenti decenni di eccessi, ad esempio, nel campo della protezione del lavoro subordinato.

Il film tratta, più esattamente, il tema della resistenza al cambiamento dei principi consolidati, talvolta secolari, che hanno fatto grande l’America, o almeno l’hanno accompagnata dalla guerra di secessione (seconda metà dell’800) alla seconda guerra mondiale. Si intravede nel film un’America solida, ma un po’ bacchettona, che tende a non riconoscere i meriti professionali delle donne e le confina in casa ad accudire i figli. Banalmente, in base al principio che si è sempre fatto così ed è andata bene, perché cambiare?

Il film offre la sua formula. I tempi sono cambiati nel Paese. Le istituzioni, tra cui la giustizia, si devono adeguare. E lo fanno. Fino all’America di Clinton. Da allora i sentimenti, in America e nel mondo occidentale, sono ancora cambiati, ma le strutture sociali non si sono adattate.

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