Ultima chiamata per le professioni liberali


Il principio di sussidiarietà introdotto formalmente nell’ordinamento giuridico italiano mediante la riforma del titolo quinto, a seguito di insistenti sollecitazioni comunitarie, è destinato a travolgere le camarille della politica riequilibrando il sistema. Gli esponenti della politica che comprenderanno e sapranno interpretare il fenomeno senza pretendere di dirigerlo, consentendo la riconciliazione della società con la politica degenerata a politicismo e governismo, si candideranno alla guida del paese. L’occasione è storica. I cittadini hanno piena legittimità costituzionale ad intervenire direttamente nelle patologie di sistema rendendosi protagonisti e garantendo con l’impegno personale la pace sociale, seriamente pregiudicata dalle disfunzioni che infestano i gangli vitali delle attività produttive. Gli esponenti della politica sono chiamati all’ascolto.

Le ragioni del merito, dell’impegno allo studio e alla concorrenza, sono frustrate dalle protezioni illecite riservate alle clientele. L’iniziativa di un gruppo di avvocati di Roma si propone di introdurre concretamente il modello della sussidiarietà nelle attività della professione forense, prestando un servizio alla categoria e alla società italiana, vessata dalla crisi della giustizia civile e dagli oneri impropri che ne derivano. I guasti della giustizia, alla stregua di gran parte delle disfunzioni nazionali, risalgono ai decenni di governo del compromesso storico, impegnato a guadagnarsi la legittimazione sociale con l’applicazione costante della doppia morale mediante le clientele, il debito pubblico, l’egualitarismo, che non ha nulla a che vedere con l’aspirazione all’uguaglianza, l’occupazione e la lottizzazione delle istituzioni, delle società pubbliche, della televisione di Stato, dell’università, del sistema creditizio, che, ad un certo punto, si è sottratto risolvendosi in un potere forte sostanzialmente autoreferenziale.

La riforma della professione forense all’esame del Parlamento dovrebbe affrontare questi nodi, sia pure nella prospettiva di adeguamento delle prestazioni legali alle effettive esigenze della società italiana, ma i lavori delle commissioni finora non hanno nemmeno scalfito le questioni centrali. Alcuni dati della professione forense sono strabilianti e noti, ad esempio il numero degli avvocati iscritti agli Ordini, attualmente attestato intorno alle duecentoventimila unità, oltre ogni logica di confronto con le analoghe società europee. Altri dati sono ignoti ma altrettanto strabilianti. Malgrado l’elevatissimo numero di avvocati, il paese è importatore netto di consulenza legale.

Gli avvocati non possono costituirsi in società di capitali, eppure società di consulenza, per lo più composte da economisti e ingegneri, rendono prestazioni fin troppo onerose, spesso in favore di istituzioni e società pubbliche, che potrebbero essere assolte a condizioni più competitive da avvocati preparati in materia di impresa. Gli studi legali e tributari collegati alle società di revisione incrementano ogni anno i ricavi malgrado lo stato di crisi, che anzi ha consentito loro un incremento straordinario per le prestazioni rese alle imprese dissestate.

Alcuni avvocati, poco impegnati nell’attività produttiva, affidata di fatto a giovani e meno giovani professionisti sostanzialmente stipendiati, vantano redditi milionari consentiti dall’organizzazione delle risorse e dalle capacità di pubblica relazione. Nei loro confronti sembra che la libera concorrenza, lievito del libero mercato, non possa funzionare. Non risulta che l’autorità antitrust abbia mai disposto in merito una indagine conoscitiva e che il consiglio nazionale forense si sia posta del tutto la questione. L’iniziativa del gruppo di avvocati intende sollecitare l’attenzione sui nodi del mercato dei servizi professionali, divulgando la necessità imprescindibile dell’impegno personale, interloquendo con la politica più responsabile e le autorità disposte all’ascolto, segnalando le questioni centrali ed interessandosi alle gestioni affette da disfunzioni.

E’ un impegno che richiede capacità, dedizione personale e senso di responsabilità sociale, ma è anche l’ultima occasione per l’adeguamento delle professioni liberali alle esigenze di evoluzione della società italiana.

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