Tutti ci possono arrivare

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Spesso il passaggio dalla vita da single alla vita di coppia, che sia una convivenza o un matrimonio, richiede fra le tante qualità da sfoderare quella di portare almeno un piatto caldo a tavola al giorno. Solitamente la cena.

Quando ancora non si hanno figli tutto è più semplice perché si sta tutto il giorno fuori casa, a pranzo un panino al volo e la sera… no, non puoi più berti una birretta, aprire la scatola di cannellini che stava sul fondo della credenza e via davanti la tv o a letto a chattare con chissà chi.

La questione si fa impegnativa per il fortunato che nella coppia sarà identificato come colui o colei che cucina, perché non si sa come mai c’è sempre quello che cucina e quello che lava. Poi basta, è così, finchè morte non ci separi, l’equo scambio è molto raro.

Comunque il fortunato che dovrà sfamare la famiglia prende la cosa molto sul serio: avevo colleghe più preoccupate di come riempire lo stomaco del compagno che di una tabella pivot. Tutto il tragitto dall’ufficio a casa, ma anche prima, era un pensare “ma cosa gli faccio stasera, gli piacerà?”

Ho trovato sempre molto divertente questo strano disagio, ma soprattutto era bello vedere dopo qualche mese la soddisfazione nel sentire realizzato qualcuno più per come si era cucinata una fettina alla pizzaiola che per l’arrivo dello stipendio. Ho esempi clamorosi di persone partite dal nulla e che poi. E’ un po’ come quando si dice: vedi quello si è fatto da solo.

Anche in cucina ci si può fare da soli, basta avere molta pazienza, costanza e cucinare per chi si ama. E soprattutto non c’entra nulla avere famiglie di tradizione pugliese, campana, calabrese che sappiano cucinare da urlo, se non hai mai dovuto (o voluto cucinare) è sempre un partire da zero.

Un esempio su tutti? Mia madre. Pugliese fino al midollo, a 20 anni circa quando si è sposata ed è venuta a vivere nella Capitale ha iniziato quasi da subito a dover organizzare cene a casa per i clienti/ colleghi, magari pure stranieri, di mio padre. Ha esordito con dei sofficini surgelati, non sapendo cucinare neanche quelli fu una piccola grande soddisfazione. Ma volete sapere adesso? circa 40 anni dopo (certo 40 anni dopo non sono due) vi assicuro che c’è solo da imparare.

Una su tutte, a Natale ha fatto per i nipoti la casetta di Hansel e Gretel in 3D, tutta fatta di dolci con le scale fatte di wafer al cioccolato, la neve di glassa di zucchero e il tetto di pan di Spagna. Le sue cene a casa sono graditissime a tutti i numerosi e blasonati ospiti, che fanno sempre dei gran complimenti, ma non sono solo gli arrosti, i gelati alla crema di marroni, i primi pugliesi e il pane fatto in casa, tutto il contesto viene curato.

Dalla mise en place ai profumi della casa, dalle candele ai colori, insomma diventa un’esperienza più che una cena. Se pensate che ha iniziato con i sofficini… Sicuramente la caparbietà, il coraggio di buttarsi e la  voglia di stupire aiutano tanto.

E poi si studia anche qui: all’epoca andava molto, e per quel che mi riguarda va tutt’oggi, La Cucina Italiana, il top delle riviste di cucina di un certo tipo. Adesso c’è internet e il suo mondo, con tutti i blog e le influencer di turno anche culinarie, ci sono i programmi tv, dai più spicci tipo quelli della Parodi che vanno bene per tutti a quelli più ricercati. Insomma le fonti da cui attingere non mancano davvero anzi, si rischia anche di confondersi.

Tutto sta nel non avere fretta e capire cosa in fondo ci riesce e ci piace di più fare e quella sarà la chiave per migliorare. Far stare bene qualcuno che mangia da noi è molto bello e gratificante, e così inizierete a cucinare anche per una cerchia di parenti e amici sempre più numerosa. Quando poi qualcuno di questi vi chiederà una vostra ricetta, be’ allora è il momento di non montarsi la testa…dategliela!

Le ricette non dovrebbero mai essere segrete ma andrebbero sempre condivise per farle continuare a vivere e migliorare nei secoli dei secoli e per capire che è il momento di fare il salto di qualità: un arrosto di vitello alle castagne? Una calamarata ai frutti di mare? Una cacio e pepe? Ognuno avrà il suo. L’ importante è non fare il passo più lungo della gamba ma osare il giusto.

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