O tempora o mores, disse Sallustio


Una scuola di Roma, con due sedi, ha scritto sul proprio sito che una sede è frequentata da alunni appartenenti a famiglie del ceto medio – alto e che l’altra è frequentata da alunni di estrazione sociale medio – bassa. Si è scatenata la bufera. Le frasi sono state prontamente cancellate dal sito, ma non è bastato.

La parola all’ordine del giorno è “discriminazione”. Non si capisce se dei poveri nei confronti dei benestanti, o viceversa. Non c’è da preoccuparsi. La tendenza è verso l’omologazione della povertà, anche per gli ex benestanti.

Un altro episodio di “correttezza politica” rivela il cambiamento dei costumi. Amadeus, investito del privilegiato (e ben pagato) compito di conduzione del Festival di Sanremo, in occasione della presentazione, arricchita dalla presenza di numerose donne di gradevole aspetto, ne ha sottolineato la bellezza. Non lo avesse mai fatto! Manco avesse detto che erano racchie.

Si è scatenata la polemica sul presunto sessismo, e Amadeus, giustamente preoccupato che il suo cachet potesse risentirne, si è rifugiato dietro espressioni contrite.

Chi scrive ha una certa età, e ricorda quando le donne gradivano essere ammirate e lusingate. Tutto sommato, non molti anni fa. Prima che i costumi si evolvessero.

E’ capitato anche nell’antica Roma, più di 2000 anni fa. Prima di Cristo. Sallustio, originario della provincia laziale, fu osservatore e censore della degenerazione dei costumi, e pronunciò una frase, di sentore molto critico, assurta alla fama: O tempora o mores! Ci sono buone speranze. Tutto è già successo.

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