Stampa e Regime muore con Bordin

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La morte di Massimo Bordin non ha colto di sorpresa i giornalisti che lo conoscevano e lo stimavano o, semplicemente, ascoltavano con grande interesse la sua rassegna quotidiana su Radio Radicale: Stampa e Regime.

La voce si era fatta sempre più affannosa, i colpi di tosse e le pause sempre più frequenti. Fino all’1 aprile, la sua ultima rassegna, il suo addio al pubblico degli ascoltatori, molto più ampio dei simpatizzanti radicali. La puntualità e la documentazione del suo impegno giornalistico sono state apprezzate nel corso della sua lunga direzione, e poi della sua collaborazione, da tutti, dagli addetti ai lavori, ma non solo.

Coltissimo, più dello stesso Marco Pannella, suo mentore e suo interlocutore delle conversazioni domenicali, non faceva sfoggio delle sue notevoli capacità. Si capiva, però, che Pannella, assoluta prima donna del partito e della radio, potesse essere geloso della sua creatura, così come era geloso delle sue creazioni politiche, tutte regolarmente divorate.

Bordin, però, stava al suo posto, era capace e prezioso, e non manifestava ambizioni politiche. Si era scelto il ruolo, per il quale si era preparato e ha continuato a prepararsi fino alla fine, affezionato al lavoro e non alle esibizioni, in cui indulgono i politici, Pannella in primis.

Tra Stampa e Regime e Bordin c’è stata una identificazione assoluta. Si può dire che Bordin si realizzasse nella rassegna e che la rassegna, senza di lui, non abbia più senso, né prospettiva.

La morte di Bordin è un colpo decisivo per Radio Radicale. Il prossimo sarà inferto da Vito Crimi, sottosegretario all’editoria, che ha deciso, non senza motivo, di intervenire nel servizio divulgativo delle sedute parlamentari curato da Radio Radicale. Qualunque cosa accada, speriamo che sia salvato e valorizzato l’archivio della Radio, un patrimonio politico e giornalistico prezioso e assolutamente unico.

 

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