Sottomarino russo classe Akula riconvertito per trasporto merci


Capaci di trasportare 200 testate nucleari indipendenti, lunghi più di 171 metri e costruiti sue due scafi, gli Akula 941 russi (nome NATO: Typhoon) sono i sommergibili nucleari più grandi mai costruiti. Delle vere e proprie macchine di distruzione senza precedenti, resi ancor più affascinanti dal film “Caccia a Ottobre Rosso”, con Sean Connery.

In totale sono stati varati sei esemplari tra il 1981 ed il 1989. Ma, a causa di un progetto di smantellamento (per via dei costi esorbitanti di manutenzione) ne rimangono 3, di cui uno solo pienamente operativo.

Fino a poco tempo fa, queste divinità d’acciaio sembravano avere un destino all’insegna del pensionamento, accentuato anche dalla nascita del nuovissimo sommergibile Belgorod – progetto 949A Antey – che dispiega sistemi innovativi sotto ogni punto di vista e vanta costi di gestioni inferiori alla classe Akula.

Ma, con l’introduzione dei nuovi sistemi balistici tutto è cambiato e la fama dei Typhoon potrebbe tornare alla ribalta.

Innanzitutto la marina russa ha pensato ad una loro modernizzazione.

Gli Akula sono dotati di “tubi di lancio balistico” universali, capaci di trasportare e lanciare i nuovi vettori Bulava. Inoltre, la modernizzazione ha previsto anche la costruzione di camere stagne per le operazioni di incursione delle forze speciali. Queste innovazioni sono state attuate – soprattutto – per far fronte alle potenze navali dei competitor occidentali.

Il dato più singolare, però, arriva dall’Ufficio Tecnico di Rubin (il Bureau russo di ingegneria marina), che ha ideato un piano di conversione del tutto anomalo per questi battelli.

L’idea (forse già resa operativa) prevede la conversione del Typhoon in un battello sommergibile per il trasporto di merci nelle rotte artiche.

Con la sua rapidità di immersione e velocità di crociera, riuscirebbe a trasportare tre volte più velocemente rispetto alle navi rompighiaccio un totale di 15 mila tonnellate di merci, passando sotto la superficie ghiacciata.

Ma questo può comportare delle controversie strategiche internazionali.

Il progetto di conversione prevede (oltre alla denuclearizzazione del motore) la rimozione dei tubi balistici, per rendere la stiva più capiente e caricare agevolmente le merci.

Il nodo cruciale, però, è che questi mezzi non nascono come “navi cargo”, ma, bensì, come strumenti strategici di attacco e spionaggio.

La loro caratteristica è proprio quella di “sparire dai radar”, navigando fino a 400mt di profondità avvicinandosi agli obiettivi senza farsi notare per poi allontanarsi.

Questa caratteristica consentirebbe al sottomarino il trasporto e la consegna di merci convenzionali e non, in zone precise senza farsi notare, riemergendo per pochi istanti e poi inabissarsi nuovamente.

Purtroppo gli Akula sono molto rumorosi, ma navigando a quasi mezzo chilometro di profondità il rumore è pressoché impercettibile ed il battello potrebbe facilmente deviare la rotta commerciale prima di raggiungere la meta finale, al fine di compiere altre missioni di tipo strategico durante la tratta. In questo modo potrebbe far perdere le proprie tracce ad eventuali osservatori internazionali.

L’Italia è stata tra le prime nazioni a sperimentare queste tecniche di trasporto. Durante la seconda guerra mondiale, i sommergibilisti italiani (all’epoca tra i migliori) erano impiegati anche per il trasporto di materiale bellico – all’oscuro degli Alleati – in luoghi molto lontani, come le basi dell’Asse situate nell’Oceano Indiano.

Nella pratica, con l’obiettivo della riduzione dei tempi di trasporto, Rubin intende rendere operativi i sommergibili Akula (che in russo significa squalo) con scopi mercantili, ma – in un certo senso – anche “stealth”, in quanto i battelli percorrerebbero delle rotte atipiche e sarebbero difficilmente individuabili fino alla loro riemersione.

Questo risultato è ancor più significativo se si pensa alla recente spinta di espansione russa nell’artico, le cui rotte di interesse sono spesso percorse anche dalle navi europee ed americane e l’impiego dei sommergibili mercantili diverrebbe una missione tanto commerciale quanto tattica.

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