Si comincia con le opinioni, si prosegue in altro modo

altaforte_casapound_salone_libro_torino-1557390725365-638x425

La regia dell’intolleranza è all’opera, di nuovo, dopo qualche anno di quiete apparente. L’Italia, nel dopoguerra, ha attraversato anni, decenni, di intolleranza, applicata ai gangli più sensibili della società nazionale.

Il terrorismo, ma non solo, gli attentati mirati, gli autunni caldi sindacali, le sollevazioni giovanili fini a sé stesse (ma utili a qualcuno), sono cicatrici della nostra storia recente, che testimoniano l’immaturità di una democrazia esposta agli eventi e ai capricci delle cabine di regia del momento.

La cacciata dal Salone di Torino del piccolo editore, che si era permesso di pubblicare l’intervista a Salvini nel momento in cui la cabina di regia ha deciso che Salvini deve essere demonizzato, costi quel che costi, si ascrive di diritto agli episodi di intolleranza che non lasciano presagire nulla di buono. Anche perché a intolleranza si risponde con altrettanta o maggiore intolleranza, in una escalation della violenza verbale e materiale, che si trasforma velocemente in peggio.

Non sappiamo se al Salone di Torino abbiamo mai sentito parlare di Voltaire, che si sarebbe fatto uccidere per consentire a qualcuno di esprimere opinioni da lui non condivise. Di certo, quelli che hanno deciso per la cacciata non ne escono bene. E’ un primo passo per un’intolleranza politica mascherata da intolleranza libraria. Anche stupida, perché il piccolo editore ha così venduto in pochi giorni l’intera prima stampa.

Chissà se gli intellettuali anti – Salvini progettano l’acquisto delle edizioni successive per bruciare il libro nelle pubbliche piazze. Loro, che parlano di democrazia e di lotta al fascismo e al nazismo.

 

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*