SAVE THE CHILDREN: 1.2 MILIONI DI MINORI IN ITALIA VIVONO IN POVERTA’ ASSOLUTA

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La povertà assoluta colpisce in Italia 1 milione e 200 mila bambini e adolescenti, con un aumento delle disuguaglianze educative per chi cresce nelle periferie urbane. A diffondere i dati è l’Organizzazione internazionale Save the Children, in occasione della pubblicazione del IX Atlante dell’infanzia a rischio, edito da Treccani, dal titolo “Le periferie dei bambini”.

Secondo lo studio a pesare sul futuro dei giovani italiani sono le condizioni economiche (secondo l’Istat 1,8 milioni di famiglie italiane vivono in condizioni di povertà assoluta ), ma anche l’ambiente in cui si vive, il quale svolge un ruolo fondamentale, condizionando opportunità di crescita, educazione  e  possibilità lavorative.  In poche parole, il luogo in cui nasciamo influenza di gran lunga la nostra prospettiva di vita:  pochi chilometri di distanza possono significare la salvezza per un bambino, o l’impossibilità assoluta di uscire dal circolo della povertà. E questo avviene in particolare nelle grandi città, dove crescono le disuguaglianze tra coloro che vivono nelle periferie più disagiate e coloro che vivono in quartieri benestanti.

Secondo il rapporto di Save the Children, inoltre, circa 3,6 milioni di minori vivono nelle 14 principali aree metropolitane del Paese (2 giovani su 5)  e crescono in zone periferiche, così definite non solo per la lontananza dal centro città ma soprattutto per i deficit urbanistici, funzionali e sociali che le caratterizzano. Come ad esempio i quartieri definiti “dormitorio”, dove non esistono opportunità né di occupazione né di stringere relazioni sociali. O vivono in quartieri degradati, poco salubri, con un elevato rischio di finire nel giro della criminalità.

Il divario, dicevamo, non riguarda solo le condizioni economiche, che restano la prima causa della disuguaglianza. Anche l’ambiente dove si cresce ha il suo ruolo, ad esempio per quanto riguarda l’acquisizione delle competenze scolastiche. Per dare un’idea, se nei quartieri benestanti di Roma Nord i laureati sono più del 40%, nelle periferie esterne al GRA si riducono di un quarto coloro che hanno la possibilità di accedere agli studi universitari (sono meno del 10%). La stessa cosa accade nelle altre grandi metropoli: a Napoli, i 15-52enne senza diploma sono il 2% al Vomero ed il 20% a Scampia. A Milano, nei quartieri bene di Magenta e Pagano, i laureati sono 7 volte quelli di Quarto Oggiaro.

In un paese, come l’Italia, in cui la crescita demografica è ai minimi storici e gli over 65 sono di gran lunga più numerosi dei giovani, le disuguaglianze aumentano di anno in anno. E, purtroppo, i primi a pagarne sono i più deboli e i minori, i primi che dovrebbero essere tutelati, dalla politica quanto dalla società. Occorre ripartire da politiche di riqualificazione del territorio, politiche di inclusione efficaci, contro la povertà non solo economica, ma culturale e relazione che respira nelle periferie. Dove vivono i nuovi ‘emarginati’, i nostri giovani.

 

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