Il saluto romano torna in auge

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Più che l’apologia di fascismo poté il coronavirus. Le strette di mano sono scoraggiate. Bisogna mantenere le distanze, in senso proprio. Almeno un metro, meglio due. Il saluto a distanza è affidato alla mano aperta, agitata come alla stazione, o ferma, in tal caso a palma aperta o chiusa. L’effetto politico della palma chiusa prevale su quello a palma aperta, quindi da preferire. Si vedranno persone in strada o in luoghi chiusi salutarsi romanamente, senza alcuna intenzione di infrangere la legge Scelba (che nel 1952 introdusse il reato di apologia di fascismo). Altre misure, tendenti a scoraggiare il contatto sociale, a scuola e nel lavoro, sono state adottate. Si potrà supplire con il lavoro telematico. Anche il settore dei divertimenti non è rimasto esente. I rinvii del calcio sono sulla bocca di tutti. La situazione non è gradevole e l’economia ne risente. Ma pensiamo anche che il rinvio non è un’archiviazione. A tempesta passata, le folle sciameranno in strada e si incontreranno di nuovo nei luoghi chiusi del divertimento, abbracciandosi e recuperando il tempo perduto. Purché non si tratti di un attacco biologico, come qualcuno avrebbe previsto che potesse accadere. In tal caso, l’attacco non sarà isolato. E provocherà una reazione. Lo scolaretto napoletano qualche anno fa, dinanzi alla prospettiva della guerra nucleare, disse: io speriamo che me la cavo!

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