Roma ha una Nuova Fiera ma una pessima vivibilità

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La tradizione attribuisce a Vittorio Emanuele III la massima per cui “un sigaro toscano e una croce di cavaliere non si nega a nessuno”. A Roma il sindaco Veltroni, un secolo dopo, non smentisce l’adagio regalando ad ogni cittadino che abiti la propria casa, con l’annunciato ribasso dell’Ici dal 4,9 al 4,7 per mille, un toscano, forse due, all’anno. Per quanto riguarda la croce, non c’è bisogno di regali. I cittadini romani portano la croce tutti i giorni, a giudicare dal sessantesimo posto che viene attribuito alla qualità della vita nella città eterna dalle classifiche internazionali. Nel frattempo sindaco, assessori, vip, imprenditori amici e loro sodali, impazzano inaugurando la Nuova Fiera, discussa e virtuale, visto che, secondo le previsioni, andrà a regime non prima del 2009.

Per chi non abbia seguito la polemica sollevata da L’opinione e dal M.i.l.l.e. sulla opportunità della scelta di una Nuova Fiera rispetto a priorità più cogenti per la città e di maggiore impatto sociale per i cittadini, ricordiamo che Marco Causi, assessore al bilancio del Comune, ha risposto prontamente al primo articolo fornendo dati che, in effetti, non hanno dato alcuna risposta ai quesiti e alle tante perplessità. Non è compito dell’assessore interloquire sul giudizio di opportunità perché la responsabilità della scelta non può essere attribuita al suo ufficio, quanto piuttosto al sindaco, alla giunta e al consiglio, la cui opposizione, per quanto sia noto al pubblico, ha osservato sull’argomento un immeritevole silenzio. Ma è compito dell’assessore informare il pubblico, almeno quando ne viene fatta espressa richiesta, sulla gestione della vecchia fiera, i cui risultati dovrebbero confermare utilità economica e sociale dell’iniziativa.

Su questo aspetto l’assessore ha mancato di fornire risposte, alimentando le perplessità di chi vorrebbe sapere. Né è da dire che i dati richiesti possano essere ricavati da fonti pubbliche. Le informazioni o vengono fornite per gentile concessione dell’assessore o non sono conoscibili, a dispetto delle garanzie costituzionali e delle regole della buona amministrazione. E francamente la trionfalistica campagna mediatica promossa dal sindaco a tutela della scelta della sua giunta, non soddisfa alcun perché. Già è stata rilevata l’esuberanza (in base alle informazioni note) del capitale sociale, che, nella finanza di progetto, viene costituito allo scopo di affrontare le spese iniziali. E’ stata rilevata la questione dell’affidamento degli incarichi che, in virtù della prassi anticoncorrenziale delle amministrazioni comunali, vengono affidati senza gara. Dopo la prima lettera, lunga ma non adeguatamente circostanziata, l’assessore non ha inviato altre comunicazioni.

La precisazione dell’assessore non precisa granché quando afferma che “la maggior parte dell’investimento viene finanziata attraverso capitale di debito”. Avrebbe potuto aggiungere per quale cifra, per quanto tempo, da parte di chi e con quali eventuali garanzie. Ma, soprattutto, a proposito del conferimento nella società Nuova Fiera di Roma SpA da parte del Comune dell’area della vecchia fiera di Roma, non possiamo non rilevare alcune palesi incongruenze. Il capitale sociale iniziale di Nuova Fiera di Roma SpA è 221 milioni di euro. Il Comune di Roma partecipa con la quota del 27%. Pertanto, il valore di conferimento dell’intero immobile (terreno più fabbricati) della vecchia fiera è costituito dal risultato della semplice operazione matematica Euro 221.000.000 x 0,27 = Euro 59.670.000. Non mettiamo in dubbio che tale valore discenda da una stima accurata, revisionata e forse anche certificata (non sappiamo). Ma sarebbe interessante sapere perché mai un’area di mq. 70.000 al centro di Roma possa valere appena 852,42 euro per metro quadro, compresa l’incidenza dei fabbricati esistenti.

Immaginiamo che la stima sia stata redatta sulla base delle attuali consistenze e destinazioni d’uso, che tuttavia cesseranno ben presto di essere tali. Diversamente non avrebbe senso progettare una nuova fiera. Il valore parametrico così ridotto potrebbe essere il risultato della stima eseguita in base alla capitalizzazione del reddito (lordo o netto) prodotto dall’azienda Fiera di Roma. Se così fosse, il valore stimato discenderebbe da conti economici non eccellenti. In altri termini, da conti economici che, a fronte di modesti ricavi, registrano costi di gestione elevati, tali da limitare gli utili e quindi il valore statico del bene immobile, anche volendo considerare gli ammortamenti. Ma se il conto economico della vecchia fiera non fosse per caso esaltante, ci chiediamo se sia plausibile e giustificato realizzare una struttura da 385 milioni di euro (6,4 volte il valore del conferimento attuale) per la quale possono essere considerati quantomeno dubbi, ricavi tanto superiori agli attuali che deprimono il valore della struttura fieristica esistente.

Se invece gli advisor della Nuova Fiera avessero appurato che la vecchia fiera è inadeguata alle richieste di mercato, essendo pervenuti a tale conclusione sulla base di conti economici eccellenti, potrebbe essere depresso il valore della stima. In ogni caso aggiungiamo una ulteriore considerazione sull’area presumibilmente destinata in futuro a essere diversamente utilizzata. E’ recente l’approvazione del nuovo Piano Regolatore Prg di Roma, e dalla lettura non sembra che per l’area dismessa della fiera sia prevista una destinazione alternativa. Si potrebbe obiettare che per sua natura un Prg viene redatto per formulare previsioni e programmi sullo sviluppo delle città. Poiché il progetto della Nuova Fiera è antecedente alla formulazione, redazione e approvazione del nuovo Prg, come mai questo non prevede nuovi assetti per le aree rese disponibili dopo la realizzazione della Nuova Fiera? Siamo di fronte ad una miopia progettuale? Ad una svista?

Sono quesiti legittimi in un assetto sociale democratico e la risposta dell’esponente politico responsabile appare dovuta. Essendo esaurito l’impegno richiesto dall’inaugurazione, secondo noi un po’ affrettata della Nuova Fiera, l’assessore potrebbe cortesemente e responsabilmente soddisfare le legittime istanze di cittadini disinteressati e impegnati nella politica e nella società.

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