Rifiuti: la transizione degli RSU in prodotti combustibili rinnovabili ed ecocompatibili

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L’accordo del nuovo governo prevede l’impegno “a promuovere politiche volte a favorire la realizzazione di impianti di riciclaggio e, conseguentemente, a ridurre il fabbisogno degli impianti di incenerimento, rendendo non più necessarie nuove autorizzazioni per la loro costruzione”.

Si tratta senza dubbio di una decisione importante che, se sarà effettiva,  cambierà  strutturalmente la situazione attuale in Italia. In particolare per il Sud, dove gli impianti di riciclaggio sono pochi e gli RSU alimentano inceneritori prevalentemente di situati al Nord (dati ISPRA 2018).

I rifiuti urbani inceneriti, infatti, secondo i dati del rapporto 2017 dell’Ispra, sono stati complessivamente 5,4 milioni di tonnellate. Il 69% di questi sono stati bruciati al Nord, il 12% al Centro e il 19% al Sud Italia.

L’Italia produce oltre 50 ML di tons/anno di RSU, ma a mancare sono i centri di trattamento degli RSU dove non ci sono gli inceneritori,oltre agli impianti di produzione di BIOGAS da FORSU ( sono solo 9 in funzione in Italia).

Secondo il Consorzio Italiano Compostatori (CIC), considerando il biogas attualmente destinato alla produzione di energia elettrica e il margine di crescita della raccolta differenziata del rifiuto organico, è possibile stimare al 2025 una produzione potenziale di biometano da frazione umida di circa 500 milioni di Nm3/anno, e un potenziale complessivo di 0,8 miliardi di Nm3/anno, se si considera l’intero ammontare di rifiuti organici prodotti in ambito urbano.

La produzione di biometano ha un destino privilegiato nel consumo automobilistico in quanto combustibile  pulito ed ecosostenibile non proveniente da produzione minerale con emissioni climalteranti.

Vi è inoltre un  prodotto secondario di grande rilevanza: il biodigestato da biogas, per il quale  Federbio, la Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica, ha trovato un accordo con il Consorzio Italiano Biogas per il suo impiego in agricoltura biologica (accordo fatto in occasione della manifestazione ECOFUTURO nel 2017 a Padova).

Questa tecnologia, se diffusa in maniera adeguata in prossimità delle aree urbane, può essere, insieme al riciclaggio delle componenti plastiche, la vera soluzione alternativa, come prevede il programma di governo,  alla termovalorizzazione di rifiuti.

Esiste, quindi, la necessità di  un atto amministrativo di Governo che consideri gli impianti di BIOGAS come impianti di riciclaggio della FORSU che producono  un BIOMETANO che, a sua volta,  possa essere utilizzato dal trasporto pubblico urbano, oltre che essere venduto nella rete stradale.

La Snam, che nel suo ultimo piano industriale al 2022 ha stanziato 200 milioni di euro   per sostenere lo sviluppo di nuovi business nel campo della transizione energetica, ha già allacciato alla sua rete altri impianti per il biometano in Lombardia (Milano, Montello e Sarmato), in Calabria (Rende), in Emilia-Romagna (Sant’Agata Bolognese) e in Lazio (Anzio) ed è pronta a connettere un’altra trentina di produttori.

Per il SUD, che non ha l’onere di chiudere inceneritori, questa è anche una grande opportunità di crescita tecnologica e di conservazione della qualità ambientale di territori vocati al turismo qualificato.

Seguiremo con attenzione l’evoluzione di questa intesa, nel contesto di una gestione a ‘filiera corta’, con l’utilizzo dei combustibili che si possono ricavare  nelle stesse aree metropolitane di produzione degli RSU.

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