Razzismo alla rovescia

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Gabriele Lavia è un attore di razza, conosciuto, stimato, ha calcato le scene dei teatri più prestigiosi e, malgrado l’età non più giovane, continua a raccogliere successi con nonchalance. Da persona di cultura, quale è, non limita le sue esternazioni al teatro o al cinema, ma parla anche di società, di politica e di razza. Alla rovescia, naturalmente, senza incorrere nel rischio di scorrettezze politiche.

Intervistato da 7, il settimanale allegato al Corriere della Sera, che del fenomeno della migrazione ha fatto il suo refrain, Lavia, tra ricordi commoventi e giudizi laceranti sui politici più in vista, tra cui Salvini, ha detto la sua sulla razza, così: “Con buona pace di Salvini, credo che il nostro Paese abbia una grande fortuna, subiamo la meravigliosa violenza antropologica della migrazione. La nostra orribile, brutta razza col culo basso è destinata a migliorarsi attraverso la dolorosa – ogni cambiamento lo è – e felice migrazione, mai finita, dall’Africa, terra da cui viene l’Homo Sapiens. La razza sarà migliorata …” (vi risparmiamo il resto).

A prescindere da ogni considerazione sulla infelicità della frase, intrisa di remore fisiognomiche superate dalla scienza, saranno felici le sue compagne di vita, presenti e passate, indigene dell’Italia che fu, nell’apprendere, a cose fatte, il Lavia pensiero sul loro lato B, che magari, malgrado il colore della pelle, è tuttora apprezzato da uomini sprovvisti delle informazioni antropologiche di cui dispone il grande attore.

Noi non condividiamo l’opinione di Lavia. Perché il buon gusto e il rispetto degli altri, di ogni colore e provenienza, imporrebbe che il giudizio di bellezza o bruttezza, del tutto lecito, non si estenda ad una categoria in dipendenza di caratteristiche fisiche, gradite, o meno, al soggetto narrante (per restare nell’ambito della finzione rappresentata). E, soprattutto, perché un fenomeno di tale portata, che produce disagi sociali e sofferenze personali, non dovrebbe essere trattato con approssimazione.

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