Il rapporto segreto di Churchill con Mussolini

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L’ultimo film su Churchill (“L’ora più buia”) ha esaltato le capacità politiche del protagonista, intrigante e temerario (sulla pelle dei concittadini, civili e militari), e, ancora una volta, ha proposto l’interrogativo irrisolto dalla storia: perché l’agguerrita aviazione tedesca non ha annientato la flotta civile che riportava a casa i reduci di Dunkerque. Apparentemente un obiettivo facile, mancato da Hitler.

I dati a disposizione non sono molti. Il predecessore Chamberlain era un debole e un perdente. Non aveva saputo scegliere tra la guerra e la pace, aveva voluto mostrare i muscoli del Regno Unito alla Germania, per guadagnare al suo Paese un ruolo di protagonista nel Nuovo Ordine che Hitler aveva progettato per l’Europa, e ne era uscito con le ossa rotte. Doveva essere sostituito. Churchill ebbe sostanzialmente carta bianca, perché nessun altro politico voleva prendere l’iniziativa, in quel momento e in quelle condizioni, di trattare la resa con la Germania, se non per ragioni di necessità, sostanzialmente a scopo di sopravvivenza.

Churchill, avendo ben presto verificato la neutralità strumentale degli Stati Uniti (che coltivavano un proprio progetto di Nuovo Ordine mondiale), scommise tutto sul suo rapporto segreto con Mussolini. Se il Regno Unito (e quindi Churchill) fosse stato aiutato a salvare la faccia, al tavolo dell’armistizio, e forse della pace armata, avrebbe seduto un Churchill grato a Mussolini, che, a quel punto, sarebbe stato il grande mediatore dei nuovi equilibri europei. Questo fece credere Churchill a Mussolini, con quel famoso carteggio, di cui sono sopravvissuti pochi pezzi alla furia devastatrice degli 007 inglesi nei giorni successivi a Giulino di Mezzegra. L’inganno gli consentì di prendere il tempo necessario all’evacuazione dei 300 mila militari britannici da Dunkerque.

D’altra parte, si può pensare che Hitler, seppure convinto in parte dei propositi conciliativi di Churchill, non abbia voluto macchiarsi agli occhi del mondo del misfatto dell’affondamento degli 850 battelli civili su cui si trovavano i militari inermi e malmessi. Un gesto generoso che avrebbe potuto conquistargli le simpatie del mondo occidentale, consentendogli di chiudere il fronte a Ovest, per dedicarsi alla guerra con L’unione Sovietica. Sia Hitler che Stalin sapevano che tra loro la guerra non avrebbe avuto termine che con l’annientamento dell’uno o dell’altro. Ha avuto ragione Stalin, ma con l’aiuto militare indispensabile degli Stati Uniti e la mediazione del Regno Unito, il cui Primo Ministro Churchill, grande manovratore politico (ma non stratega militare, come si era già dimostrato nel 1915 con la pesante sconfitta dei Dardanelli, pure ricordata nel film), ha presentato, a fine guerra, il conto della resistenza offerta alla Germania, in quel frangente con il sacrificio totale della storica guarnigione di Calais.

Il Regno Unito è uscito dal conflitto vincitore e Churchill ha potuto sedere alla Conferenza di Yalta con pari dignità dei due grandi, Stati Uniti e Unione Sovietica, ma i cittadini britannici, ingrati (o fin troppo consapevoli dei limiti di Churchill), non lo hanno confermato alla guida del Paese, destinandolo ad un prematuro pensionamento, mitigato dal suo grande amore per il whisky e i sigari.

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