Quel senso degli ebrei per la Cabala

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La Qabbalah (o, più semplicemente, Cabala) significa letteralmente “ricezione” e rappresenta la tradizione ebraica per eccellenza. Oggetto di studi millenari e di confronto tra le varie anime dell’ebraismo antico, mischiato con le più pregiate culture coeve medio orientali, si esprime, ma non si esaurisce, tutt’altro, nel simbolo dei percorsi (sefirot), utili alla meditazione e all’arricchimento intellettuale.

Il ricorso al simbolismo, che è stilizzazione del pensiero, ha favorito la leggenda del segreto esoterico, che non esiste per chiunque studi, approfondisca e non si sottragga allo scambio culturale e all’evoluzione delle idee. Mentre esiste la ricchezza della persona che contribuisce con il proprio unicum alla tradizione.

La Cabala è certamente una specificità ebraica, consentita dal rispetto della tradizione, dal senso della comunità e perfino dalla diaspora, che è stata sofferenza e quindi elevazione.

Il tema della Cabala non costituisce specificamente oggetto della conversazione organizzata dalla coordinatrice dell’International Group Olgiata, signora Ivana Minguzzi, riguardante l’ebraismo romano e il contributo dei militari ebrei nella prima guerra mondiale, che il dr. Giacomo Moscati, vicepresidente della comunità ebraica romana, terrà al Golf Club Olgiata il 20 gennaio alle ore 18.

Ma il dr. Moscati è persona cortese e preparata, è previsto uno spazio per quesiti e interventi, e l’incontro si presta all’osmosi del pensiero che costituisce l’essenza del “fenomeno” cabalistico.

 

 

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