Quale sarà il futuro del coronavirus all’orizzonte


In un articolo del 2 marzo avevamo concluso dicendo: “se non capiamo la lezione in un pianeta sovraffollato di umani , la prossima volta può essere una catastrofe: i microrganismi che popolano questo pianeta da 3500 milioni di anni e che   sopravviveranno  dopo tutte le specie animali (uomo compreso),  non hanno principi etici: vogliono solo moltiplicarsi e si sanno adattare meglio di qualsiasi altro  organismo ai cambiamenti ambientali che avverranno nel Pianeta Terra” (http://www.nuovomille.it/cultura-e-societa/15992)

Adesso possiamo dire che è già una catastrofe, anzi l’inizio, con ondate nei diversi Paesi non controllabili, basta vedere i bollettini che sono sicuramente parziali; quando arriverà nei Paesi sovrappopolati piùpoveri nulla sarà sotto controllo.

In attesa di farmaci e di vaccini efficaci  i Governi dovrebbero concordare strategie comuni ma domina un potere ignorante a cui fa solo barriera una straordinaria risposta degli operatori sanitari e di quelli dei servizi di supporto che purtroppo annoverano caduti animati da una grande generosità volta ad un consapevole sacrificio.

La comunità scientifica è anche disorientata poiché questo virus  è una assoluta novità e non vi è più memoria di fatti gravi epidemici contestualmente ad una minore sensibilità nei confronti delle malattie infettive; l’infezione manifesta la sua gravità in una sindrome respiratoria acuta di difficile controllo  e di complessa riabilitazione nei sopravviventi.

La complessità della situazione è data dalla contagiosità del virus e dal fatto che numerose persone  contagiate sono asintomatiche, o con lievi effetti respiratori, ma comunque a loro volta contagiosi; le azioni di riduzione del contatto sociale hanno portato in Italia l’indice di contagio da 1 a 5 ad un valore medio 1 a 1  e finché non sarà almeno 1 a 0,5  significa che il virus corre da individuo ad individuo, ora soprattutto in casa dove stanno i positivi asintomatici.

Questa situazione  comporta la necessità che coloro che vengono dimessi dagli ospedali vadano in una “quarantena isolata assistita”  anche in strutture alberghiere organizzate finché non risultino negativi ai controlli e/o positivi ai test immunologici che garantiscano una copertura.

L’orizzonte si potrà intravedere quando un vaccino sarà  pronto per la produzione industriale tra un anno, non prima. Ma nel frattempo?

Navigazione a vista su base territoriale e isolamento dei contagiosi, misura che l’Italia aveva adottato nei primi anni del novecento per contenere l’epidemia da tubercolosi,  principale causa di morte nei secoli della rivoluzione industriale; nel 1900 chi aveva diagnosi di tubercolosi veniva isolato e curato poi nei sanatori. obbligatoriamente.

Alcuni Paesi hanno risolto la gestione: Cina,  Korea, Singapore, Israele  hanno adottato, oltre alla distanza sociale, il tracking delle persone contagiate per evitare i contagi, misura che è in corso di attuazione anche in Italia – Immuni si chiama l’app da scaricare sugli smart phone – ma su base volontaria.

E’ incominciato un grande dibattito sulla privacy che rischia, però, di essere la premessa di un suicidio collettivo, sanitario prima ed economico- sociale poi; quasi una Sindrome di Stoccolma nei confronti di questo nemico, che ci tiene in ostaggio, ci fa cambiare abitudini e porta quasi ad “umanizzare”  il Covid  19.

Questo virus, come altri, è entrato nella  realtà  fisiologica e sociale della specie umana  ed alla fine, con molti caduti, troveremo una sopportabile convivenza ma chi ora reclama diritti personali e di privacy e  non si sottopone ad elementari regole di controllo  farà solo il gioco del virus che approfitterà della stupidità umana  per spostarsi anche oltre al nostro orizzonte.

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