Putin omofobo? No, attento alle questioni europee

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Putin, nel corso dell’incontro del club di Valdai, che dibatte ogni anno temi di politica internazionale, ha detto all’interlocutore del momento, Romano Prodi, che “se Berlusconi fosse stato gay, nessuno lo avrebbe toccato“. Prodi ha manifestato un certo disagio, ma l’incontro è proseguito. Dalla stampa internazionale, che ha ripreso l’uscita diffusamente, è seguita l’accusa, scontata, anche a causa di precedenti rilievi di Putin in materia, di omofobia.

Il contesto consente, tuttavia, di ritenere che la considerazione di Putin, che sta dimostrando capacità politiche mature, non intendesse esaurirsi nel profilo sessuale di Berlusconi e nemmeno in una valutazione socio-politica limitata alla realtà italiana. Putin sa che, per esprimere il potenziale russo, su cui, incidentalmente, non esercita un totale controllo, deve  entrare nel gioco della politica europea, caratterizzata dal conflitto secolare per la supremazia continentale tra Germania e Gran Bretagna.

La Germania è il primo partner commerciale della Russia, ma appare indisponibile a trasferire, nel tempo richiesto dai progetti espansivi di Putin, know how e tecnologie. L’Italia è il secondo partner, appare più disponibile, ma è probabilmente affetta, nella prospettiva di Putin, dalla sindrome della variabilità di scelte politiche internazionali e quindi di una relativa affidabilità di lungo periodo.

Non è chiaro, infatti, agli occhi di Putin, con chi intenda schierarsi l’Italia nella dialettica in corso tra Europa e Stati Uniti, influenzata anche da richiami terzomondisti, e se le scelte di politica estera dei governi possano resistere all’avvicendamento di schieramento. Il rapporto tra Russia e Regno Unito è decisamente conflittuale, come è stato dimostrato di recente dallo sfottò “degli ambienti del Cremlino” e dalla reazione di Cameron. Gli oligarchi russi sono tuttavia investitori ambiti e gli inglesi hanno sempre pragmaticamente ritenuto che pecunia non olet, al punto da tollerare che periodicamente i conflitti di potere si trasferiscano, anche clamorosamente, nella city di Londra.

Il vero ostacolo in Europa, sulla strada di un disegno espansivo russo, è il pangermanesimo, che in queste ore ha premiato l’ultima rappresentante riconosciuta dal popolo tedesco, manifestamente alla ricerca di una ennesima rivincita, Angela Merkel. Con la Germania nemmeno Putin, in mancanza di una influenza consolidata in area mediterranea e con il rapporto italiano suscettibile di evoluzione repentina, si può permettere di confliggere, perchè la fragilissima industria russa ne subirebbe un contraccolpo destinato a ritardare lo sviluppo sociale di troppi anni, e questo Putin non può consentirlo.

Il rilievo sulla lobby gay, in questo scenario, non appare di immediata comprensione, ma la scarsa fortuna di cui Berlusconi gode in Germania da qualche anno e l’arroganza con cui alcuni giornalisti tedeschi giudicano le questioni politiche italiane, contraddicendo esponenti dell’uno e dell’altro schieramento, consentono di formulare ipotesi, finchè Putin o Berlusconi o qualcun altro non dica di più.

L’infortunio in cui incorse Rocco Buttiglione qualche anno fa è tuttora vivido nella memoria della gente. Il Nuovo Mille non può ambire, allo stato, di intervistare Putin e l’ambasciatore russo in Italia potrebbe diplomaticamente evitare lo scabroso argomento. Non rimane che attendere la prossima uscita di Putin, non necessariamente in tema di lobby gay.

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