Progetto ITER, c’è anche l’Italia per la costruzione del reattore Tokamak


È di pochi giorni la notizia che a Cadarche – vicino alla Francia provenzale – sono finalmente iniziati i lavori di costruzione di ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor), il reattore a fusione nucleare Tokamak più grande al mondo. L’inizio dei lavori si è concluso con l’installazione della piattaforma basale del criostato su cui lavorerà la centrale.

Dovrebbe entrare in funzione nel 2025 e fornire la carica energetica massima entro il 2035, dal momento che occorreranno dieci anni per generare e riscaldare il plasma e rendere operative le prime reazioni di fusioni nucleari.

Nella costruzione sono coinvolti Europa, Giappone, Stati Uniti, Russia, Cina, India e Corea del Sud.

L’Italia partecipa al progetto con molte aziende, tra cui il consorzio RFX (cooperativa di centri di ricerca ed aziende), ENEA ed Ansaldo Nucleare.

Dopo molte sfide, le aziende italiane si sono aggiudicate il 60% del valore dei bandi per componenti ad alto contenuto tecnologico, per la realizzazione e messa in opera di ITER. Un’equivalenza pari ad 1,2 miliardi di euro di tecnologia italiana.

Il reattore non sarà solo il più grande, ma anche il più innovativo dal punto di vista dell’eco-sostenibilità. La reazione non brucia combustibili fossili ed è priva di scorie, per questo se il reattore Tokamak dovesse avere i parametri fuori range, è stato previsto un sofisticato processo di spegnimento controllato.

Reattore Tokamak

Questa importante opportunità scientifica ed ingegneristica, fa segnare all’Italia una svolta decisiva e strategica sul piano internazionale.

In primis, la realizzazione di una centrale elettrica di tale caratura comporterà delle oscillazioni molto importanti nell’ambito del mercato energetico europeo con ripercussioni anche sul piano extra-UE, colpendo – soprattutto – i combustili fossili.

Paradossalmente, nonostante trattasi pur sempre di energia nucleare, i principali attori del mercato finanziario, proprio sulla spinta della nascita di ITER ed il conseguente probabile calo del mercato dei combustibili tradizionali, porranno sotto la loro attenzione le energie “green” (di cui ENEA è un alfiere Italiano), aiutando la crescita e gli investimenti nel mercato delle fonti rinnovabili.

Ma, è sul piano relazionale che il Bel Paese può ottenere il massimo. È ormai chiaro che da tale programma potranno derivare importanti sviluppi diplomatici e di cooperazione scientifica internazionale, che vedranno nel nostro Paese un relatore di primaria importanza, con un conseguente incremento della nostra reputazione e del nostro mercato.

Non a caso ITER in latino significa “cammino” e, forse, da questo progetto potrebbe derivare l’inizio di una nuova strada per il futuro ingegneristico e industriale (e non), con un’Italia nuovamente da “maglia rosa”.

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