Poste Italiane contro Sarri


Poste Italiane sono state per vari decenni sinonimo di “posto” comodo, soggetto alla regola ferrea della raccomandazione, non esaltante, ma sicuro. Per chi ci lavorava. Per gli utenti era tutt’altra cosa: file e disservizi. Un caro amico di chi scrive, emigrato di lusso negli anni 80, per giustificare la sua scelta diceva che in Italia non funzionava niente e portava ad esempio il servizio postale. Poi c’è stata la ventata di modernità, la trasformazione in società per azioni e il progressivo adeguamento al “mercato”. Il che ha significato un potenziamento del coté finanziario. I dirigenti sono diventati manager e gli stipendi si sono moltiplicati. Le file, però, sono rimaste e il servizio ancora adesso non è apprezzato da molti utenti, che si rivolgono preferenzialmente al privato.

In futuro la generazione dei millennials avrà una diversa immagine e una diversa considerazione delle Poste. Nei meno giovani, tra cui Maurizio Sarri, allenatore della Juventus, invece, quasi per riflesso automatico, le Poste sono il posto in cui le prestazioni non sono valutate. Sarri, infatti, se n’è uscito così dalla polemica che ha investito il suo lavoro: “Se non volevo essere messo sotto esame, lavoravo alle Poste”. I manager delle Poste non l’hanno presa a male, e hanno reagito con intelligenza e ironia, invitandolo in una delle tante sedi che operano nel territorio italiano. Non sappiamo se Sarri aderirà all’invito e, in tal caso, se potrà cambiare la sua radicata opinione.

Noi poveri utenti continueremo a giudicare le Poste dalle file e dai servizi.

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