Tra poco diranno che Desirée è morta di freddo

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La morte di Desirée, l’adolescente seviziata nel covo del malaffare a San Lorenzo, ha suscitato scandalo per il degrado in cui il quartiere è stato ridotto e commozione per la vittima. Le Forze dell’Ordine si sono messe prontamente all’opera e in poche ore hanno messo in galera i sospettati, uno dei quali in fuga, e hanno raccolto le testimonianze (quelle possibili nella circostanza) sulle ultime ore di vita della vittima. La vicenda non è certamente edificante.

Di Desirée è stato detto che appartenesse ad una famiglia disfunzionale e che fosse dedita a frequentazioni pericolose. Non è un buon motivo per spiegarne la morte (non diciamo per giustificarne), le modalità delle sevizie a cui è stata sottoposta, l’abbandono al suo destino da parte delle persone che avrebbero potuto soccorrerla, e non rivestirla e spostarla, mentre era in stato comatoso.

La Procura di Roma ha meritevolmente istruito il caso con la prontezza richiesta dalla gravità del caso e dall’opinione pubblica e i sospettati, ricorrendo i requisiti di legge (ricordiamo, pericolosità sociale, possibile reiterazione del reato, rischio di fuga), sono stati associati alle patrie galere, in attesa di giudizio, con l’incriminazione di omicidio volontario.

Hanno giocato a carico le espressioni scambiate tra i protagonisti della vicenda, del tipo “Meglio lei morta, che noi in galera”, ritenute eloquenti dalla Procura. Il Tribunale del Riesame, però, non è stato dello stesso avviso e ha derubricato il reato, con imputazioni diverse per i vari soggetti. La Procura ha manifestato il suo sconcerto e ha promesso battaglia.

Vogliamo mantenere l’impegno espresso in un precedente articolo e, quindi, non assumiamo atteggiamenti scomposti, ora comunemente chiamati “giustizialisti”, dovendo essere assicurate a tutti, con uniformità, nello Stato di Diritto, le garanzie di legge, soprattutto quando è in discussione la libertà personale. Chiediamo, però, che il processo sia celebrato quanto prima, in parità tra accusa e difesa, senza eccessi di rigore, ma anche senza indulgenze. Perché non vorremmo che, per una ritenuta inattendibilità dei testi a carico, alla fine venga stabilito che Desirée è morta di freddo.

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