Palombelli maltrattata ingiustamente

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I leoni da tastiera questa volta hanno attaccato Barbara Palombelli, che nell’ultimo mese, a Stasera Italia, ha scritto pagine indimenticabili di giornalismo televisivo. L’hanno attaccata perché ha chiesto agli ospiti cosa ne pensassero della maggiore mortalità da coronavirus a Nord, piuttosto che a Sud, suggerendo – secondo gli spietati critici – che la mortalità possa dipendere da un attaccamento al lavoro sconosciuto al di sotto del Rubicone o del Tevere. E’ stato chiesto anche l’intervento di Vincenzo De Luca, governatore della Campania. Forse per il linguaggio colorito, che, di solito, lo contraddistingue. Non crediamo che De Luca cadrà nella trappola. E’ vivace, ama stupire, ma è intelligente. L’accusa alla Palombelli – naturalmente – è di razzismo. E’ la moda. Dai neri siamo passati ai cinesi, per diversi motivi, e ora il razzismo riguarda i meridionali rispetto ai nordici. E’ un ritorno alle origini. Noi abbiamo seguito costantemente la trasmissione della Palombelli – e della sua valida sostituta del week end, Veronica Gentili – da quando è esplosa la pandemia, apprezzando sia la linea, talvolta commossa e commovente, sia la capacità di inchiesta. I servizi e le interviste smascherano gli ospiti (stupende le intemerate di Sgarbi, negazionista pentito, di Cazzola, oltranzista dell’uscita da casa, di Liguori, petto in fuori contro i dati dell’Istituto Superiore di Sanità) e annunciano che la furia degli eventi lascerà un segno profondo nella comunità nazionale. Che non è indifferente. Tutt’altro, a Nord e a Sud, passando per il Centro. Partecipa al dramma, riunendosi con il canto, spesso dopo l’inno nazionale, o con il rosario, ogni sera alle 18. La bandiera italiana è esposta in molti balconi e anche le istituzioni, a Roma, hanno illuminato i palazzi di bianco, rosso e verde. L’attacco a Stasera Italia è vile, oltre che del tutto ingiustificato. E’ vile, perché riteniamo che venga dalla concorrenza, abbandonata a favore della Palombelli. E’ ingiustificato, perché la densità della popolazione e degli stabilimenti produttivi in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, è un dato di fatto. Non è razzismo. La concorrenza cambi registro, e scelga di competere con la qualità del giornalismo, invece che con l’idiozia del razzismo.

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