Overbooking, un comportamento illecito

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Le drammatiche immagini del passeggero maltrattato e sbarcato di forza dalla compagnia aerea americana che pratica l’overbooking, come tutte le altre compagnie concorrenti, suggeriscono plasticamente che si tratta di comportamento che supera il confine del lecito. Le compagnie non fanno mistero di questa pratica, che giustificano dicendo che una certa percentuale di passeggeri non si presenta al banco del check in e che, in base alla statistica, la vendita dei posti considerati liberi è un correttivo che si riverbera in vantaggio dell’utenza.

Non siamo d’accordo. Non sotto il profilo economico, perché i passeggeri che subiscono il disagio, sono (o dovrebbero essere) risarciti, con effetto sul conto economico della compagnia. Non sotto il profilo dell’avviamento, perché i passeggeri maltrattati, se la tratta lo consente, tendono a cambiare compagnia, almeno finché non subiscono un trattamento analogo. Non sotto il profilo giuridico, perché la pratica è illecita e si presta ad azioni giudiziarie, anche di gruppo. Naturalmente con grande difficoltà per l’utenza, a causa della ritrosia degli enti di governo del settore a rilasciare i dati necessari per le contestazioni formali e della inerzia della mano pubblica ad esercitare il ruolo di controllo nel’interesse dei consumatori. Però, se non si parte, certamente non si arriva. E quindi mettiamo a disposizione le pagine del giornale per segnalazioni e iniziative utili all’utenza di settore.

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