Obbligo delle mascherine: ipotesi di camuffamento consentito


Agli occhi del mondo siamo spesso stereotipati come un popolo di indisciplinati, ma – tolto qualche sporadico caso negli ultimi giorni – tutto sommato abbiamo reagito bene e con molta dedizione alle regole imposteci dall’emergenza Coronavirus.

Di regole ne abbiamo subite anche troppe (forse) e per un tempo molto prolungato. Ma tra gli scontri e le diatribe una questione risalta agli occhi: le mascherine.

Tralasciando la loro ancora discussa funzionalità, vi è un problema non rilevato del tutto.

L’utilizzo della mascherina in pubblico o in luoghi aperti al pubblico confligge con il cosiddetto divieto di “travisamento” della propria identità.

Infatti, il TULPS all’art. 85 riporta che “è vietato comparire mascherato in luogo pubblico”, mentre la legge 22 maggio 1975 n. 152 ha previsto che le nuove disposizioni in tema di sicurezza vietino “l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo”.

Ovviamente la frase “senza giustificato motivo” dovrebbe escludere la configurazione del reato ogni volta in cui sussista una valida e reale motivazione per poter oscurare o alterare il volto ma che, comunque, dovrà essere valutata di volta in volta. In ipotesi, qualcuno potrebbe stabilire che l’interesse della sicurezza sanitaria prevale sulla sicurezza pubblica, ma tali annose questioni le rimandiamo ai giuristi ed agli statisti, in quanto è tutto da vedere.

L’allarme che vogliamo lanciare è relativo alla gestione della sicurezza nei luoghi aperti al pubblico (negozi, uffici, ecc.) e nelle aziende, che nella maggior parte dei casi stanno gestendo gli accessi in un modo un po’ contorto.

Ad esempio, in molti uffici postali per ritirare una raccomandata si può accedere fino allo sportello senza mai togliere la mascherina e girare indisturbati per l’ufficio con il volto coperto e solo al momento del ritiro della lettera l’operatore ci invita ad abbassare la mascherina per l’identificazione.

Logicamente e giustamente le aziende ed i gestori di luoghi aperti al pubblico stanno lavorando duramente al fine di mettere le proprie strutture in regola con le prescrizioni di sicurezza sanitaria, tutelando la salute dei propri lavoratori senza – però – accorgersi che alcune delle disposizioni possono comportare concrete minacce.

Ecco perché è auspicabile che le aziende ed il settore pubblico si dotino quanto prima di procedure per la gestione degli accessi, ad esempio con la richiesta dei visitatori/dipendenti di abbassare momentaneamente la mascherina prima dell’apertura della porta di ingresso (o della botola), al fine di consentire il relativo riconoscimento dell’identità da parte di un addetto (o “dall’occhio digitale”: videocamera di sorveglianza).

Il nostro avviso è che ogni qualvolta una persona con la mascherina entra in un negozio, in un luogo aperto al pubblico o in una azienda è come se questa stesse accedendo indossando un passamontagna.

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