Nuova fiera di Roma, un investimento poco sicuro

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La nuova fiera di Roma, progettata dall’architetto Tommaso Valle, affidata all’impresa Lamaro, sarà completata fra tre o quattro anni e consisterà di ventidue padiglioni, centro congressi, spazi sportivi all’aperto e mega parcheggio. La previsione del volume d’affari, che dovrebbe essere realizzato tra cinque anni, è di 700/800 milioni.
Il contributo architettonico si prevede notevole. Nel frattempo, saranno stati spesi, secondo le previsioni, ma il meccanismo della revisione potrà comportare differenze significative, oltre 500 milioni, gran parte dei quali sarà a carico del Comune di Roma. Una grande opera, destinata a riqualificare la zona, ad attrarre pubblico e investitori, a immettere nel circuito del lavoro capitale fresco e nuovi addetti.
Purché i numeri giustifichino le proiezioni e gli investimenti programmati siano contenuti nell’ambito delle previsioni. Perché la scelta di investimento pubblico deve soddisfare requisiti di utilità generale e allo stesso tempo presentare numeri compatibili con i principi dell’economia, oltre che della sana amministrazione cittadina.
Chiarisco.

La scelta di un investimento comporta sempre, o dovrebbe comportare, la prospettazione di alternative, tutte utili, la cui selezione è affidata alla scala delle priorità nel rispetto del vecchio adagio “prima l’utile, poi il dilettevole”. Chi ha fame, prima investe per mangiare, poi per andare al cinema.
Ugualmente la scelta di investimento del Comune di Roma, che convoglierà nel fiume di denaro progettato (oltre 500 milioni di euro pari a 1000 miliardi di lire: ma basteranno?) l’ICI pagata dai cittadini romani e i trasferimenti riscossi dallo Stato, dovrebbe essere il risultato della selezione di priorità nell’ambito della visione politica del futuro della città.
Qual è la visione dell’attuale sindaco, che sostiene di avere messo a punto un sistema eccezionale di produzione della ricchezza? Non voglio polemizzare citando la Notte bianca di fine estate vantata dal sindaco come momento emblematico della sua amministrazione, erede dell’effimero di un suo predecessore di partito fortunatamente (per la gran parte dei cittadini romani) scomparso dalla circolazione politica.
Voglio ragionare e chiedere che vengano dichiarate al pubblico informazioni utili a comprendere e a valutare anche al momento del voto amministrativo.

Quali sono le priorità cittadine? Un sindaco di New York è diventato famoso, e sarebbe stato candidato alla Casa Bianca se non fosse stato per una grave malattia, per aver dato ai cittadini la sicurezza di vivere la città. Forse la sicurezza non è la priorità di Roma e forse i cittadini romani preferiscono strade sporche e malmesse a momenti di divertimento collettivo e grandi opere contestate, inutili, brutte e costose (non mi riferisco alla nuova fiera).
Però il sindaco dovrebbe cortesemente dichiararlo. Per tornare allo specifico dell’investimento, o dello sperpero, della nuova fiera (al momento, senza le notizie di dettaglio che dovrebbero essere state valutate dall’amministrazione, sono consentite tutte e due le previsioni), il sindaco e gli assessori competenti, noti non meno del Cavaliere per le grandi capacità di comunicazione, dovrebbero divulgare alcune notizie semplici semplici, essendo tuttavia consapevoli, con ciò, di mettere a repentaglio la loro credibilità di amministratori pubblici.
Quali sono le alternative di spesa scartate per favorire la progettazione della nuova fiera? Qual è il progetto di sviluppo della città? Qual è la visione politica della città di Roma nel rapporto con gli altri enti territoriali e soprattutto nel rapporto con lo Stato e le altre capitali europee? Grandi temi che non trovano mai offerte né risposte politiche.

Poi, da giurista di impresa quale sono, abituato a ragionare sui numeri oltre che sui rapporti giuridici ed economici, ambirei valutare l’opportunità della scelta di investimento sulla base dei dati storici specifici (costi, ricavi e finanziamenti dell’attuale fiera di Roma) e generali (flusso di visitatori, grado di soddisfazione manifestato, indotto generato, e via dicendo).
Non che sindaco e assessori siano tenuti a rispondere a un semplice cittadino come me, che tra l’altro è affezionato all’idea che il funzionamento dei sistemi (ad esempio, il traffico) e la pulizia precedano qualsiasi altra scelta. Incidentalmente, Chicco Testa, ex ambientalista, bon vivant, presidente di Roma Metropolitane ed esponente di grandi realtà economiche che pagano emolumenti da favola (quindi un personaggio che ha peso ed esprime, attraverso la sua storia personale, grandi capacità di gestione e autogestione) ha dichiarato che i due punti deboli tradizionali della città sono il traffico e la pulizia. Sindaco, a lei la parola.

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