UNA NUOVA AGENZIA NAZIONALE PER LA RICERCA?

group of students working at the laboratory

L’idea non è nuova e riporta ad un dibattito che all’interno della comunità scientifica nazionale  risale ad almeno un decennio, in risposta ai ritardi permanenti del nostro sistema di Ricerca e Sviluppo ed alle oggettive difficoltà della sua “governance” da parte del MIUR (Ministero Istruzione Università e Ricerca): la proposta di creare una nuova Agenzia Nazionale per la Ricerca.

A ritornare con autorevolezza su questo obiettivo è stata nei giorni scorsi la professoressa Elena Cattaneo, senatrice a vita, in un suo articolo su “la Repubblica”  (“Una strategia per la ricerca” –  30 dicembre 2017), secondo la quale “perché la ricerca italiana abbia un futuro si deve passare dalla politica del tesoretto discrezionale a quello dell’investimento continuativo nel tempo, trasparente, aperto e competitivo ed alle procedure di assegnazione al di sopra di ogni sospetto”. L’illustre ricercatrice prende spunto dal positivo rifinanziamento dei fondi PRIN (Programmi di Ricerca di rilevante Interesse Nazionale) per quasi 400 milioni di euro (ricavati in buona parte dalle disponibilità finanziarie inizialmente destinate all’IIT – Istituto Italiano di Tecnologia) per sollecitare un intervento organico e permanente anche di natura organizzativo-istituzionale – appunto l’ Agenzia – ricordando che “siamo in Europa gli ultimi ad esserne sprovvisti”.

La professoressa e senatrice a vita Elena Cattaneo
La professoressa e senatrice a vita Elena Cattaneo

Resta il problema della fattibilità di un simile progetto, sul quale si erano già espressi altrettanto favorevolmente il gruppo “Ricerca2013” e l’ allora Presidente del CNR Luigi Nicolais. Va, infatti,  sottolineato che esso rimetterebbe in discussione pressoché l’intera impalcatura  del “quadro di comando” e della “governance” derivante dalle riforme Ruberti-Berlinguer che risalgono oramai a fine anni ’80 e fine anni ’90. Da qui anche le resistenze di natura politica, confermate dal fatto che non è rintracciabile una simile proposta all’interno dei programmi elettorali dei vari schieramenti e partiti.

Certo è che la gestione pubblica del sistema di R&S del nostro paese, con le sue incrostazioni burocratiche e procedurali, ha creato e crea notevoli disagi e sofferenze all’attività di ricerca delle istituzioni pubbliche, dei ricercatori e delle stesse imprese. Tant’è che quest’ultime preferiscono ottimizzare e rendere strutturale l’ uso della leva fiscale ( “credito di imposta”) che riduce i tempi ma che ha anche il difetto non trascurabile, dovuto alla sua automaticità,  di minori controlli. Ritardi e polverizzazione di risorse che si aggiungono al gap strutturale che ci divide dai paesi più avanzati in termini di livelli di finanziamento ma anche di dotazione delle risorse umane impegnate in attività di ricerca ed innovazione.

Un altro dato che va ricordato è che il MIUR non appare nelle condizioni strutturali di assolvere gravosi compiti gestionali e che ad esso, in ogni caso, non afferiscono tutte le nostre istituzioni pubbliche di ricerca. E’ vero, infatti, che gli Enti Pubblici di Ricerca cosiddetti a carattere “strumentale” sono sotto la vigilanza di altri dicasteri: Ambiente, Lavoro, Sviluppo Economico, Salute etc. Dunque la costituzione di un’Agenzia Nazionale, deputata ad una idonea ed efficiente allocazione delle risorse progettuali (ricordiamo che gran parte di queste muovono dai finanziamenti europei), non solo faciliterebbe il coordinamento ma restituirebbe all’ attuale MIUR la sua più naturale funzione di “indirizzo” e renderebbe nel contempo più agevole la fissazione a livello della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Governi dei grandi obiettivi strategici a carattere pluriennale, che anche l’ Europa ci chiede.

Una considerazione finale merita, a nostro avviso, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il più grande ente di ricerca del Paese, il cui ruolo è stato oggettivamente indebolito, per non dire offuscato, con il susseguirsi dagli anni 2000 di numerosi riassetti. Interventi che hanno privato questa istituzione di importanti prerogative delle quali, però, si sente tuttora il bisogno: unica istituzione di ricerca a carattere interdisciplinare, punto di incontro della comunità scientifica presente nelle tre reti di ricerca (Università, Enti ed Imprese), organo di consulenza dello Stato, già funzionante come “agenzia” di finanziamento della stessa ricerca scientifica universitaria, promotore e coordinatore dei vecchi Progetti Finalizzati.

Non si tratta per il CNR di ritornare indietro nel tempo: certo è però che l’assetto di una nuova “governance” del sistema di R&S non potrà prescindere dalla valorizzazione della centralità del  CNR e dalla creazione di sedi e strumenti in grado di restituire  alla partecipazione autonoma  della comunità scientifica nazionale ed internazionale il ruolo che tante scelte politiche hanno contribuito ad indebolire.

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