Novel Food: Voulez – Vous?

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Noi italiani, diciamolo, siamo abituati bene in fatto di cibo. Siamo invidiati e copiati da tutto il mondo; all’estero i ristoranti italiani fanno soldi a palate, dalla pizza a taglio a NYC alla cucina gourmet dei grandi alberghi italiani di Londra. Ma il cibo italiano è davvero il migliore che esista?

Mi sono posta spesso questa domanda, specialmente quando, viaggiando all’estero mi è capitato di imbattermi in abitudini culinarie diversissime dalle mia, notando che le persone vivono e respirano lo stesso e sono in forma a volte anche più di noi; questo mi è successo soprattutto viaggiando in Oriente.

Ma qual è il limite a questa diversità? fino a che punto un italiano può adattarsi ad una cucina diversa da quella italiana?

Chi è obbligato a spostarsi per lunghi periodi all’estero per lavoro, deve affrontare, come primo ostacolo per un buon adattamento, proprio la sfida del cibo…e ne ho sentite delle belle! A partire da mio marito che ha vissuto per lunghi periodi in oriente e diciamo così, ha mostrato un forte senso dell’orientamento culinario…

Ma oggi viviamo in un mondo “globalizzato” dove non girano più liberamente solo le persone ma anche gli alimenti e, che lo vogliamo o no, saremo costretti ad imbatterci in ciò che mai pensavamo.

Nel mio caso è andata così: stavo organizzando un laboratorio di cucina con menu orientale, erano 4/5 piatti basic (involtini primavera, riso alla cantonese, pollo alle mandorle in agrodolce e gelato fritto) rivolti a chi avesse voluto stupire i propri commensali con una cena “alternativa”.

Mai avrei pensato di ricevere una prenotazione da un pechinese, eh già, mi chiama una fredda mattina di gennaio e quasi subito capisco che si trattava di un ragazzo cinese e in effetti, vengo a scoprire poi, è uno studente dell’Accademia delle Belle Arti di Roma che si è trasferito in Italia da sei mesi. In principio la sua chiamata mi riempì di orgoglio, pensai: “la mia sponsorizzazione sui social e non solo sta dando i suoi frutti” ma poi mi colse impreparata.

Mi spiega che è negato in cucina e che è incuriosito dal capire come in Italia vengano reinterpretati i loro piatti, che poi avrebbe potuto cucinarsi a casa nelle sere più nostalgiche. Poi aggiunge: “Lei si occupa anche di Novel Food? Si possono aggiungere agli antipasti insieme agli involtini primavera?”

All’inizio rimango perplessa: Novel Food? Non faccio in tempo ad aprire Google che subito Chen, percependo il mio imbarazzo, mi chiarisce le idee sorridendo: “Si cavallette! grilli! locuste!” Ah si certo! Come ho fatto a non capirlo subito.

Ricchi di proteine ed ecosostenibili, esistono circa 1900 specie di insetti edibili (coleotteri, mosche, bruchi, etc).  Rispetto alla carne il loro allevamento ha un impatto ambientale minore, in termini di acqua, consumo energetico, di mangimi e di gas serra. Per chi li ha provati pare siano anche buoni.

In Europa ci sono dei paesi, come Svizzera, Belgio, Olanda, Danimarca, Regno Unito e Austria, in cui l’utilizzo in campo alimentare degli insetti è regolamentata sotto regime di “tolleranza”, ovvero previo rispetto di norme sulla sicurezza e igiene alimentare.

Spiego a Chen che in Italia la commercializzazione ad uso alimentare dei Novel Food non è legalizzata ma anche se lo fosse non avrei potuto soddisfare la sua richiesta, mi impressiona vederli camminare per strada o volare, figuriamoci cucinarli gli insetti! Lui accetta con un sorriso, partecipa comunque al laboratorio e ne rimane soddisfatto. Siamo ancora in contatto e ancora ne ridiamo.

L’influenza di cibi diversi, l’arrivo di cibi da tutto il mondo da energia e vita alla cucina, la rinnovano, la cambiano, la adattano, la arricchiscono, è un do ut des.

Andare al supermercato e trovare prodotti che prima te li sognavi come lo sciroppo d’acero o le chips di platano, gli Oreo, o il Formaggio francese Camembert (quello che puzza ma è tanto buono), a me personalmente piace. Poi, magari, non li compri perché costano troppo, ma se una giorno mi servissero…

Sarebbe bello se un giorno a cena a Trastevere oltre al supplì per antipasto servissero anche grilli croccanti in salsa. In fondo noi quando siamo all’estero e ci viene voglia di pizza o pasta abbiamo l’imbarazzo della scelta, ristoranti e supermarket te li buttano dietro, certo quelli buoni li paghi a peso d’oro ma li trovi e ti senti subito a casa e allora perché Chen non può trovare le sue Chips di grilli all’Esselunga?

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

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