No Baby please!

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Cosa succede quando un bambino entra in un ristorante? O quando ci sediamo  e notiamo accanto al nostro tavolo una famiglia con bambini? Nelle ultime settimane si è tanto discusso circa l’educazione dei bambini a tavola e nei luoghi pubblici.

Il tema, di solito, viene erroneamente affrontato in maniera opposta, a seconda che si abbiano figli o meno, nel primo caso di solito si è più comprensivi. In realtà, però, le buone maniere sono universali e anche il diritto di godersi un pasto in santa pace. Ma il diritto è anche quello dei bambini di essere tali. La frase “ ma sono bambini” non è di per sé sbagliata, ma è il contesto in cui i genitori ne fanno uso  che, spesso, non ha scusanti.

Esatto, genitori, queste figure poco tutelate, supportate e capite che hanno fra i tanti altri un grande compito, il più importante: educare. In base alle età i figli hanno esigenze, comportamenti e reazioni differenti sta a noi conoscerle e comportarci di conseguenza.

Nello specifico, un ristorante, un bar, una tavola calda,  sono luoghi dove per lo più la gente va per gustare un piatto caldo, bere del buon vino, conversare con gli altri commensali, senza palline di mollica di pane che arrivano in testa, grida e forchette volanti. Insomma il cibo è sacro.

Mia figlia ha due anni e chi ha figli sa cosa voglia dire, non so se avete mai sentito parlare dei “terribile two”, quindi cerco mio malgrado di evitare più possibile pasti, soprattutto cene fuori casa, perché è un doppio stress per i genitori e per il bambino. Questo discorso vale per chi cerca di avere un minimo di controllo a tavola, ovviamente.

I bambini di due anni, si sa, non stanno fermi a tavola neanche 5 minuti, perciò o sono bravi i genitori a distrarli con matite colorate e fogli, libri, giochi vari, oppure al ristorante evitate di andarci! O in alternativa optare per quei ristoranti, io personalmente li detesto, dove è prevista la zona ludica per bambini. Ma non è garantito che le vostre orecchie ne usciranno illese. Oppure lasciate i bimbi a nonne, zie, amiche o tate e godetevi un pasto in santa pace.

Non si può fare tutto con i bimbi a seguito e spesso le persone si sentono offese per questo, ai matrimoni di sera ad esempio io eviterei i bambini, non te lo godi tu e non se lo godono loro. Perché i bambini sono bambini e dovrebbero fare cose da bambini, mangiare da bambini, giocare da bambini e fare uscite da bambini. Educare o escludere i bambini da certe situazioni non vuol dire non amarli ma rispettarli e rispettare il prossimo, ed essere giudicati per questo lo trovo ignorante.

Mangiare è  una di quelle occasioni dove si socializza e socializzare vuol dire anche sapersi  comportare. Voi siedereste a tavola con una persona che mastica sempre a bocca aperta? O con qualcuno che usa frasi scurrili , o che urla anziché  parlare, o che sta perennemente al telefonino magari con la suoneria ai tasti? Io no. Le rare volte che posso godermi il lusso di stare seduta a tavola e godermi una cena servita e riverita vorrei che fosse un piacere, non uno stress. Quindi se così non fosse, tanto meglio non farlo.

Una cosa è certa: non è colpa dei più piccoli ma di chi li ha messi al mondo. Sono spesso loro a non conoscere le buone maniere a tavola e nella vita, perciò come potrebbero trasmetterle ai loro figli o capire che invece il resto del mondo ci tiene?

Del resto chi è educato non fa scenate in pubblico per far capire che quel risotto ha bisogno di tranquillità per essere gustato e chi non lo è non vede la maleducazione altrui…difficile quindi la soluzione… forse quei cartelli appesi fuori che hanno fatto tanto discutere non sono poi così discriminanti. Voi come la pensate?

 

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