Microsoft ed i server sottomarini. Esperimento riuscito.


Ormai, quasi sicuramente, i dati di milioni persone – in un futuro pressoché prossimo – faranno il bagno nelle acque (gelide). No, non è uno scherzo ed “il soggiorno al mare” lo offre Microsoft.

Proprio pochi giorni fa si è concluso un test durato ben due anni nelle acque al largo della costa scozzese, location eletta da Microsoft per immergere i silos contenenti dei datacenter sperimentali.

L’esperimento è stato ideato per mantenere fede alla promessa “zero emission” per la salvaguardia del clima da parte del colosso statunitense entro la prossima decade.

Infatti, la stragrande maggioranza dei dati è tutta custodita in server cloud o server di proprietà ed i provider hanno bisogno di ingenti risorse energetiche per il raffreddamento di tali sistemi. Ma questo comporta un grande consumo energetico e di conseguenza imponenti emissioni.

Ed ecco allora l’idea di Microsoft, il raffreddamento ad acqua, che detto così sembra una banalità, ma non lo è.
In sostanza, il progetto è quello di posizionare sul fondale a decine di metri di profondità il datacenter e sfruttare le temperature molto rigide – ed abbastanza stabili – delle acque scozzesi per raffreddare il surriscaldamento delle apparecchiature, senza il minimo impiego di energia.

L’esperimento è riuscito con successo ed il colosso dell’informatica ha deciso di proseguire su questa strada. Ma un dubbio salta subito all’occhio: e la sicurezza?

Più che di cyber-sicurezza qui si tratta di rischi di sicurezza fisica (sabotaggi, attacchi ecc…), infatti in mezzo al mare è molto più difficile evitare l’avvicinamento di una persona o di un oggetto che potrebbe compromettere la struttura fisica del datacenter (si pensi ad una rudimentale bomba di profondità), e sarà interessante scoprire quali piani di BCM e contromisure di difesa adotteranno in un ambiente così ostile.

Non ci resta che aspettare gli altri colossi dell’informatica e scoprire quali procedure adotteranno per risolvere lo stesso problema, c’è chi pensa addirittura ad un datacenter fluttuante nello spazio, magari integrato nei satelliti.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*