Mediazione, magistratura batti un colpo


Il Nuovo M.i.l.l.e. sostiene che la mediazione delle liti introdotta per decreto legislativo nell’ordinamento italiano sia profondamente e irrimediabilmente contraria ai principi della libera concorrenza e del mercato sanciti in sede comunitaria, che costituiscono legge costitutiva degli stati membri. La questione è stata sottoposta all’Autorità Antitrust che si dovrà pronunciare in merito, rinunciando alle lusinghe della burocrazia e della politica, che, più o meno uniformemente, mena vanto del provvedimento, dimentica delle periodiche quanto opportunistiche rivendicazioni di liberalismo provocate dalla ragion di partito (una volta era la ragion di Stato).

L’opinione pubblica, il cui agognato consenso è il faro della politica “a prescindere”, è stata disinformata dalla stampa per un anno e i maitre a penser della Repubblica non hanno risparmiato sarcasmi e maldicenze a carico dell’avvocatura. Altri professionisti, evidentemente meno consapevoli della liberalità delle rispettive professioni, sono stati affascinati dalle prospettive del nuovo mercato rappresentato dalle camere di mediazione. Nessuno ha detto ai cittadini che le loro controversie stanno per essere maltrattate in queste camere perché la mediazione degli interessi, offerta con capacità e serietà, è il traguardo di un’esperienza professionale giuridica attenta, capace, non il punto di partenza. Invece i mediatori sono stati formati in batteria e le camere sono in attesa della clientela.

Il provvedimento di legge è gravemente lesivo dei principi di libera concorrenza perché inocula il germe dell’amministrazione nelle scelte del privato cittadino, inibendo il ricorso immediato al giudice naturale e prefigurando la sanzione della mancata adesione alla proposta di mediazione. Non c’è dubbio che gli avvocati siano in parte, in minima parte, responsabili dei ritardi e dei disservizi della giustizia e che i comportamenti prodromici al giudizio possano essere molto migliorati al fine di evitare le cause inutili e di circoscrivere le ragioni di contenzioso, così sceverando la materia litigiosa ed offrendo al giudice l’effettivo residuale punto controverso.

Nell’articolo “Etica della mediazione o mediazione dell’eticail tema viene trattato in maggior dettaglio. Ma non c’è dubbio che la maggiore responsabilità dei disservizi della giustizia riguardino la politica per alcune mancate riforme, l’amministrazione per le carenze burocratiche e la magistratura, il cui silenzio sulla mediazione è stato assordante. Si tratta di un naturale riserbo perché le questioni di legittimità della disciplina verranno sicuramente prospettate in sede giudiziaria? Eppure, in altre circostanze, anche più delicate, la magistratura non ha mancato di farsi sentire. La politica è stata investita delle questioni di principio concorrenziale e costituzionale rilevate dal Nuovo M.i.l.l.e. e non ha risposto. Si tratta di supponenza o di più banale ignoranza? La giustizia non può essere maltrattata in Italia, erede del diritto romano, culla della civiltà giuridica occidentale. Qualcosa bisogna pur fare.

 

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