Maggiore tutela per le persone anziane

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Ciao, sono un amico di tuo figlio, ti ricordi? E’ uno degli approcci più comuni che i truffatori di strada utilizzano per abbordare anziani signori e signore. Apparentemente amichevoli, si mostrano gentili ed educati, ma in realtà sono persone capaci di trasformarsi, in un solo istante, in pericolosi criminali.

Gli anziani, infatti, sono le vittime prescelte da questi malfattori, che tentano di insinuarsi nelle case dei nostri genitori, nonni, o più semplicemente in quella della cara signora che ci abita di fronte. Forse sarà perché, un po’ stanchi dalla vita, sopravvissuti nonostante tutto, i nostri anziani spesso non ce la fanno a lottare, per l’ennesima volta, contro le insidie di un mondo – di certo non meno crudo di quello che hanno conosciuto in gioventù – ma, per certi versi, più insidioso.

Il fenomeno, purtroppo, è dilagante e gli episodi sono molti più di quanti ce ne raccontano le statistiche, perché le stesse vittime, un po’ per la vergogna di “esserci cascati”, o per non subire i rimproveri dei propri parenti, spesso si risolvono a non denunciare l’accaduto.

Aldilà delle truffe più comuni (quella dello “specchietto” su tutte) si stanno registrando dei fenomeni più aggressivi, anche in pieno giorno e spesso davanti ai nostri occhi. E’ il caso dei cosiddetti ambulanti. Ormai hanno capito che, superate le resistenze iniziali e in assenza di un elemento deterrente efficace, possono assumere atteggiamenti più invasivi verso il malcapitato, ostruendogli il passaggio o portandolo anche con le spalle al muro, fino a che non beccano la monetina oppure qualcosa di più.

Una tale condotta dovrebbe essere qualificata come violenza privata e, in quest’ottica, dovrebbe essere perseguita dalle Procure della Repubblica. Infatti, a mente dell’art. 610 del codice penale “chiunque con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a quattro anni”.

Non è certo questa la sede in cui serva illustrare il concetto di “violenza o minaccia” scandito dalle sentenze della Corte di Cassazione, ma ci basti credere sia sufficiente che il malfattore incuta una sensazione di costrizione nell’animo della vittima, limitandone la libertà di scelta e obbligandolo a subire o tollerare una qualsiasi azione.

Facciamo quest’esempio per non banalizzare la faccenda, perché (nel migliore dei casi) si tratta di violenza privata.

Sicuramente vi sarà capitato di sentire suonare la porta di casa, un pomeriggio che non avevate visite in programma, per sentirvi rispondere  dall’altra parte “Siamo di Enel” o “di Acea” o quello che vi pare. Se siete stati fortunati, alla porta avete risposto voi (e non vostra madre o nonno), e sono certo che gli improperi che gli avete rivolto fossero solo la dose minima per far loro capire che la casa era “protetta”.

Tuttavia, non tutte le case sono protette e spesso questi – italianissimi – malviventi riescono a violare la sacralità delle dimore altrui, derubando, saccheggiando e, a volte, facendo anche molto ma molto di peggio.

Il problema richiede una specifica valutazione ed una pronta soluzione. Di certo, la rapidità d’intervento in queste circostanze è premiante, ma nonostante la buona volontà delle forze dell’ordine, la richiesta di soccorso può giungere tardiva.

Molte iniziative sono state intraprese, ma nessuna è stata percepita come sufficiente. Pertanto, dopo le imminenti elezioni del 4 marzo, torneremo sul tema con delle proposte, confidando, certamente, nella sensibilità del prossimo Ministro degli Interni.

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