L’opinione di Binelli Mantelli sul terrorismo


Intervistato dal Corriere della Sera, Binelli Mantelli, capo di stato maggiore della difesa, non si è rifugiato dietro a fumisterie o a frasi di maniera e, pur doverosamente subordinando l’intervento militare al fallimento della diplomazia e della politica internazionale, ha dichiarato che “per sconfiggere il terrorismo bisogna per prima cosa sradicare l’Isis dall’Iraq, l’epicentro del califfato”.

Quindi, niente interventi locali, ad esempio in Libia, secondo l’opinione qualificata di Binelli Mantelli, perché il contenimento dell’espansione militare in altri ambiti territoriali non annienta il nemico. Si può naturalmente discutere se la diffusione a macchia d’olio del terrorismo non possa creare poli militari ugualmente agguerriti e viepiù pericolosi per gli effetti collaterali (inquinamento politico e sociale, arruolamento, frammentazione dei depositi di armi, difficoltà di intelligence) e, quindi, se contenimento e interdizione non siano comunque utili sul piano strategico.

Ma la dichiarazione è importante anche sul piano politico per prendere coscienza degli errori (soprattutto altrui) del passato e per evitarne di nuovi. La vicenda irachena ormai appartiene alla storia, si sa come è andata e chi l’ha voluta. Sfuggono ancora i motivi di fondo di una campagna militare sconclusionata che ha generato l’Isis e turbato gli equilibri mediorientali. Ma, se si vuole sconfiggere il terrorismo di matrice islamica, bisogna partire dall’analisi degli effetti e ripercorrere il cammino a ritroso. Per intervenire radicalmente e ottenere effetti duraturi.

 

 

 

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