L’OCSE e il “Futuro del lavoro” in Italia. Fotografia di un Paese che cambia.

Il presidio, continuato anche nella notte, dei lavoratori Astir davanti alla sede della regione Campania a Napoli, 16 settembre 2014. ANSA / CIRO FUSCO

“In Italia la quota di lavoratori sotto occupati è più che raddoppiata dal 2006, raggiungendo, ad oggi, la più alta tra i paesi OCSE”. A rivelarlo lEmployment Outlook  pubblicato nei giorni scorsi dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Quest’anno il tema riguarda il “Futuro del lavoro”, una fotografia della condizione occupazionale e dei lavoratori nei 35 paesi membri. Tra questi vi è anche l’Italia, che risulta essere in difficoltà soprattutto quando si tratta di occupazione giovanile. Ma non solo.

Il nostro paese è in sofferenza anche per quanto riguarda l’alto livello di instabilità e precarietà occupazionale, a partire dalla quota di lavoro temporaneo, superiore rispetto alla media OCSE, e cresciuta notevolmente negli ultimi dieci anni. Quando si parla di forme di lavoro ‘atipiche’, i contratti a tempo determinato in Italia rappresentano il 15,4% del lavoro dipendente, contro una media OCSE poco sopra l’11%, mentre quelli a tempo parziale (tra 1 e 19 ore settimanali) si collocano appena al di sotto della media.

Oltre ai dati generali sull’occupazione, il report si è occupato di evidenziare una serie di indicatori sul mondo del lavoro, in continuo mutamento a causa dei fenomeni di digitalizzazione, globalizzazione e cambiamenti demografici. Come la lenta ma graduale scomparsa di una serie di mestieri. In Italia, infatti, il 15,2% è ad alto rischio automazione, mentre ben il 35% dei lavori potrebbe subire sostanziali cambiamenti nel modo in cui vengono svolti. In sostanza, i lavori rimarranno ma con mansioni molto diverse da quelle attuali.

Nonostante il quadro tutt’altro che ottimista, secondo l’OCSE non è il caso di allarmarsi, poiché è improbabile che avvenga un forte calo dell’occupazione complessiva. A fronte della scomparsa di alcuni mestieri, infatti, molti altri nuovi ne verranno creati. “Non stiamo andando verso un futuro senza lavoro”, assicura l’Organizzazione internazionale. Almeno non nel breve periodo.

Certo è che le regole e le istituzioni del mercato del lavoro svolgono un ruolo fondamentale per proteggere i lavoratori da questi cambiamenti. Tanto più in un paese come l’Italia, dove la precarietà e l’instabilità occupazionale riguardano da vicino milioni di cittadini.

 

 

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