L’ITALIA NON E’ UN PAESE PER GIOVANI. L’ISTAT LANCIA L’ALLARME DEMOGRAFICO.

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L’Italia non è più un paese per giovani. Nascono sempre meno bambini, le donne diminuiscono mentre i livelli di fecondità sono sempre più bassi. A lanciare l’allarme è l’ultimo rapporto dell’Istat sul tema “Natalità e fecondità” relativo al 2017, anno nel quale sono nati oltre 15.000 bambini in meno rispetto al 2016. Se si calcola, poi, un arco temporale più ampio, di 3 anni, la diminuzione è di quasi 120.000 nati in meno, rispetto al dato di dieci anni fa, tanto da far pensare che  la fase di calo della natalità abbia assunto ormai un carattere strutturale.

La causa principale della crisi, dunque, è da rinvenire proprio nell’invecchiamento della popolazione, in particolare di quella femminile: le donne tra i 15 e i 49 anni sono sempre di meno (il calo è di  900.000 negli ultimi 10 anni), e allo stesso tempo il livello di fecondità diminuisce notevolmente. Il numero medio di figli per donna è pari a 1,32, se si tiene conto anche dei nati da donne straniere residenti in Italia, altrimenti, per le sole donne italiane, il numero scende ad una media di 1,24 figli ciascuna.

Contemporaneamente, rileva l’Istat, assistiamo ad un aumento spiccato della quota di donne che non hanno figli: se nella generazione nata nel 1950 solo l’11% non ne aveva, si stima che in quella del 1977 la quota crescerà al 22%.

 

Fonte: Istat
Fonte: Istat

 

Ad avvalorare la tesi di un’Italia sempre più ‘vecchia’ si aggiungono i dati del Rapporto Oasi 2018 (Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano), che affronta il tema a partire dalla rilevazione dei dati sul SSN italiano, alle prese con un numero sempre maggiore di anziani. Al diminuire dei bambini infatti, per il calo della natalità, corrisponde un aumento degli over 65, il cui numero, dal 2010 ad oggi, è cresciuto di più di 1 milione. A questo ritmo, tra vent’anni ci sarà un anziano ogni due persone, seguendo un’evoluzione che creerà sempre maggiori squilibri nei servizi socio-sanitari.

La natalità è in calo e, con lei, anche la mortalità, con un’aspettativa di vita che va oltre gli 82 anni. Viene da chiedersi, però, a quale prezzo. L’unico tasso di mortalità ad aumentare, infatti, è quello dovuto a disturbi psichici e malattie del sistema nervoso, mentre l’aspettativa di vita in buona salute risponde a numeri nettamente diversi: al Sud si attesta intorno ai 56 anni, mentre al Nord intorno ai 60 anni.

Le cifre presentate, dunque, sono tutt’altro che confortarti. L’Italia vive una crisi demografica strutturale e, nonostante questo, mancano al momento interventi che possano invertire la rotta. Sono necessarie politiche economiche che diano sostegno alle famiglie e che incentivino le nascite, unite a politiche per il lavoro efficaci che sappiano ridare fiducia ai giovani. Allora sì che la crescita, per l’Italia, sarebbe garantita.

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