Lettera aperta al Presidente dell’A.G.C.M.


Sig. Presidente,

le è noto che la legge istitutiva della mediazione obbligatoria non è gradita agli avvocati, ai quali, in occasione delle numerose legittime manifestazioni di dissenso, non sono state risparmiate critiche in tutte le sedi. Lei stesso ha dimostrato scarsa generosità nei confronti della categoria, ricorrendo – mi consenta – a generalizzazioni pregiudiziali, allo stesso tempo rilevanti e irrilevanti, come avviene per tutti i luoghi comuni, comunque sbrigative.

Ritengo personalmente che altro sia il motivo di critica alla legge in questione, costituito dalla sostanziale illiberalità dei principi a cui attinge e dal substrato di deresponsabilizzazione personale e professionale del precetto normativo. Se lei avrà la cortesia e la pazienza di leggere la breve riflessione dal titolo “Etica della mediazione o mediazione dell’eticaa mia firma, che compiego alla presente, potrà condividere o meno e tuttavia dovrà convenire che il dibattito sulla legge merita di essere diversamente trattato. Mediante la presente comunicazione sottopongo, inoltre, al suo Ufficio altri temi, rilevanti sotto il profilo della concorrenza effettiva tra  protagonisti nel mercato di riferimento, che meritano di essere trattati nel dibattito sulla professione forense non meno che i luoghi comuni: mi riferisco sia alla tutela del credito professionale, nell’ambito di una più avvertita generale attenzione al diritto di credito, che all’effettivo equilibrio della domanda e dell’offerta dei servizi professionali in relazione alle ragioni del merito.

Il mercato dei servizi è gravemente pregiudicato dal condizionamento della domanda che non consente il concorso effettivo delle tante risorse professionali esistenti. Le società pubbliche nazionali e territoriali, le banche di interesse nazionale, gli enti e le istituzioni di tutti i settori devono consentire l’accesso delle migliori offerte qualificate, determinando così, in base al merito, la redistribuzione del gettito di settore. Questo ora non avviene, come è noto ad entrambi i lati del mercato specifico dei servizi professionali, con il risultato che il gettito è straordinariamente concentrato e le prestazioni di servizio, in effetti, non sono soggette al controllo della qualità consentito dal rispetto del merito.

Le disfunzioni e distorsioni in questione sono suscettibili di essere variamente declinate. Avendo avuto modo più volte, in occasione di incontri della società civile, di apprezzare la sua personale disponibilità al dialogo e al contraddittorio, oltre alla sua riconosciuta preparazione giuridica ed economica, mi permetto di invitarla a riflettere sia sulla inadeguatezza della legge sulla mediazione, che sulla sussistenza dei diversi nodi da sciogliere, ripeto sotto il profilo della concorrenza, quali, a mero titolo esemplificativo, la invasività degli uffici legali collegati alle società di revisione, la effettiva organizzazione di capitale di alcuni dominanti studi legali, lo svolgimento di attività di consulenza legale da parte di società composte da economisti e ingegneri.

Le prospettive di sviluppo della società nazionale italiana sono intrinsecamente subordinate alle ragioni del merito troppo a lungo disattese e il suo Ufficio può svolgere un ruolo fondamentale nel dibattito e nella partecipazione alle scelte di adeguamento dell’ordinamento. La ringrazio per la cortese attenzione e la prego di gradire i migliori saluti miei e degli amici del Nuovo M.i.l.l.e..

Avv. Ugo Scuro – Segretario Generale del Nuovo M.i.l.l.e.

P.S. La presente lettera aperta e la risposta saranno pubblicate sul sito dell’associazione.

LA RISPOSTA DEL PRESIDENTE CATRICALA’

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