Lettera aperta a Francesco Greco*

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* Procuratore aggiunto a Milano

 

Sig. Consigliere,

 

l’intervista da lei rilasciata in data 11 febbraio 2012 al Sole 24 Ore propone questioni di interesse generale,  in merito alle quali, nella veste sia di segretario generale del Nuovo M.i.l.l.e., associazione di cultura liberale, che di avvocato, mi permetto di interloquire, con particolare riguardo ai due temi del contrasto all’evasione fiscale e del controllo sul patrimonio dei partiti.

Sulla sua proposizione che “dalla lotta all’evasione dipende l’uguaglianza sociale” esprimo il motivato dissenso che la perequazione contributiva tributaria, seppure dovuta e meritevolmente perseguita dall’amministrazione competente, consenta una effettiva uguaglianza sociale. L’esperienza di sessanta anni di malversazioni della politica dimostra esattamente il contrario. La spesa pubblica, tramite il nepotismo e il clientelismo, ha concorso e tuttora concorre a incentivare le disuguaglianze che inquietano i cittadini e pregiudicano la pacifica convivenza civile.

Nepotismo e clientelismo  provocano la corruzione di sistema  profondamente demeritocratica da lei denunciata, traducendosi in difetto strutturale di pari opportunità e nel pervasivo illecito concorrenziale, ben noto a imprenditori e professionisti, che frustra le iniziative personali e inibisce lo sviluppo dell’economia nazionale. Eppure l’illecito concorrenziale è l’effetto evidente, rivelatore della causa recondita costituita dal fatto corruttivo.

Altra remora alla affermazione di effettive pari opportunità è la periodica spregiudicata aggressione al risparmio ad opera di fondi disinvolti, di società impudenti, quotate e non, di banche disattente. La banca centrale non pubblica, per quanto mi consta, il dato aggregato del risparmio tradito negli ultimi dieci o venti anni, ma l’ osservazione degli eventi economici consente di formarsi l’idea che si tratti di decine, se non di centinaia di miliardi.

Soltanto il flottante della Seat Pagine Gialle S.p.a., società quotata, pregiudicata anche come attività di impresa dalla improvvida operazione acquisitiva nota come leverage buy out, rappresentava in origine un risparmio di vari miliardi. Il Nuovo M.i.l.l.e. ha trattato la materia negli articoli e nella lettera aperta alla Consob ed ha sottoposto all’autorità giudiziaria l’esigenza dell’intervento a tutela dei soci di minoranza e dei terzi irresponsabili dell’operazione, esponendo i motivi di diritto che consentono di ritenere l’operazione invalida con ogni conseguente effetto anche in termini di estensione delle responsabilità originarie.

La prospettiva, più volte annunciata dalla stampa specializzata, che la società possa ricorrere alle provvidenze della legge Marzano, provocando ulteriori oneri sociali, richiede, a maggior ragione, il pronto intervento dell’autorità giudiziaria. Un sistema attendibile ed efficiente di prevenzione e di repressione degli illeciti civili e concorrenziali, non meno che penali e fiscali, è consentito soltanto da una salda alleanza tra istituzioni e cittadini, consapevoli del ruolo svolto dalle persone nella società in virtù del principio costituzionale di sussidiarietà.

Anche l’esigenza del controllo sul patrimonio dei partiti, associazioni non riconosciute soggette alle disposizioni che prevedono l’intervento dell’autorità governativa quando le originarie finalità ideali siano mutate o non siano soddisfatte, è stata sottoposta dal Nuovo M.i.l.l.e., nel dicembre del 2010, all’autorità giudiziaria competente, con l’intento di salvaguardare i patrimoni residui, le attese dei cittadini impegnati in politica, le regole della democrazia, visto che le consistenti disponibilità finanziarie, non di rado illecitamente costituite e comunque illecitamente utilizzate anche al di fuori delle finalità del progetto politico, consentono a pochi esponenti politici saldamente insediati e fortemente patrimonializzati di disporre delle sorti della democrazia italiana, distraendo le risorse dalle finalità ideali in totale conflitto con la legge.

I cittadini sono chiamati a svolgere un’attività di supplenza nell’interesse generale della società. Le istituzioni devono rispondere.

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