LA RICCHEZZA PERDUTA DEI RIFIUTI

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Negli ultimi giorni i giornali hanno mostrato il Ministro Di Maio che, in visita a Treviso allo stabilimento di trattamento dei rifiuti, si è dedicato alla raccolta differenziata. Per poi chiudere il ciclo dell’inceneritore di Padova, così come avviene per molti altri siti di trattamento degli Rifiuti Solidi Urbani (RSU).

Ma gli esempi virtuosi nell’ambito del riciclo dei rifiuti, in Italia, sono molteplici. A Venezia, ad esempio, città complessa che ospita 30 ml di turisti all’anno (che non fanno certo raccolta differenziata), si produce, con il recupero della plastica, un combustibile di rifiuti chiamato Combustibile Solido Secondario. Quest’ultimo può essere utilizzato, miscelato al carbone, nelle centrali termoelettriche, e venduto per il restante ai cementifici italiani ed esteri.

A Tortona, invece, è attivo un impianto che produce biogas da RSU, che vengono pagati dal Gestore dei Servizi Energetici, con un risparmio di emissioni da CO2 prodotta da equivalente combustibile fossile. Il progetto ha avuto un contributo ‘Industria 2015’ dal MISE ed è stato seguito da una commissione di sorveglianza progettuale fatta da esperti dell’ENEA, del CNR, delle Università di Venezia e Verona.

Ma, se da una parte, esistono e funzionano tali esempi positivi, dall’altra vi sono una serie di problematiche, come le situazioni a Roma, in Campania e in Sicilia, che non vengono affrontate, tenendo conto delle tecnologie esistenti, continuando a far viaggiare rifiuti non trattati verso gli inceneritori. O peggio, riponendoli nelle discariche.

Il riutilizzo dei rifiuti da raccolta differenziata e da differenziamento industriale (coi quali è possibile produrre biogas e CSS) non è conveniente solo dal punto di vista dell’inquinamento, ma anche da quello economico: si pensi infatti che 50 mln di tonnellate di RSU possiedono un valore energetico pari a 20 mln di tonnellate di combustibili fossili, l’equivalente a quanto trasportato da 100 navi: è una dispersione di ricchezza difficilmente tollerabile.

Inoltre, un trattamento efficiente nel ciclo degli RSU può generare occupazione ed impresa. Diversamente da quanto avviene con il trasporto – inquinante – verso territori che non sono i produttori di quei rifiuti.

Nell’ambito del riutilizzo dei rifiuti, un altro esempio virtuoso è quello del Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica (il Corepla). Ma esiste un altro problema non risolto: il trattamento del PLASMIX, la miscela di plastiche, destinato all’incenerimento (termovalorizzazione) o alla discarica.

Attualmente la ricerca, sia pubblica che privata, sta lavorando all’utilizzo ecocompatibile di queste sostanze, ed i risultati potrebbero essere economicamente molto rilevanti, ma nel frattempo è necessario avviare altri tipi di soluzioni, soprattutto nei contesti più carenti, per esempio per quanto riguarda gli impianti di biogas, alcuni dei quali hanno già superato le fasi di collaudo e sostenibilità economica, e che per questo potrebbero consentire anche un abbassamento delle tasse, come la TARI, valorizzando l’energia elettrica prodotta.

E’ per queste ragioni che l’atteggiamento di ignavia e negligenza perpetrato dalle amministrazioni comunali e regionali non è più ammissibile: si tratta di un’inerzia che crea  danni ambientali a costi altissimi, senza fornire il servizio pagato dai Cittadini.

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