Italia in mano agli strozzini. 2


Abbiamo cominciato il viaggio tra le opacità di sistema e le prassi creative delle esecuzioni immobiliari a carico dei piccoli debitori sfiniti dalla crisi delle banche. Che, paradossalmente, dopo avere messo in ginocchio l’economia occidentale, continuano a infierire sui soggetti più deboli. E abbiamo visto che dati ufficiali specifici, dopo oltre 10 anni di crisi, non esistono. Altrettanto curiosamente, le banche non perseguono direttamente i debitori più importanti, preferendo cederli ai fondi di investimento, che pagano poco e guadagnano molto. Uno dei casi più noti è la ristrutturazione della Richard Ginori, incappata nella pretesa del fondo che si è quotato brillantemente in Borsa con i risultati di esercizio di un unico anno di gestione. Lì è intervenuto il ministero e non sono noti i dettagli dell’accordo. Ma gli esempi non mancano. A San Benedetto del Tronto, nella zona a vocazione di sviluppo misto, un terreno appartenente al Fallimento Santarelli Costruzioni – Saco è nelle mani del fondo che ha acquistato – non si sa a quanto – il credito di Banca Marche nei confronti della società fallita. Il terreno potrebbe essere accorpato vantaggiosamente ai terreni contigui, in base ad una prospettiva di sviluppo inutilmente proposta, anni fa, alla Regione Marche da un gruppo di volenterosi professionisti e accademici. I soggetti pubblici che potrebbero e dovrebbero assumere iniziative tacciono. La stampa locale si occupa del gossip politico, che non manca. Nel frattempo, la recessione aumenta. Più in generale, il tema dei crediti deteriorati è sottovalutato. Dati certificati, dall’inizio della crisi a oggi, non sono stati pubblicati. Né è noto il sacrificio subìto dal sistema del credito a favore di fondi esteri. Si tratta comunque di centinaia di miliardi regalati dalle banche ai fondi, dietro ai quali ci potrebbe essere chiunque, e sottratti ai risparmiatori e alla ricchezza nazionale. I miliardi persi dai risparmiatori delle due Banche Venete e dalle quattro banche risolte, le più note delle quali sono Banca Etruria e Banca Marche, con il meccanismo delle cessioni a saldo, sono stati sottratti, a tutti gli effetti, alla ricchezza nazionale, con conseguenze a carico dell’occupazione e delle famiglie di tutti quelli che hanno perso il lavoro. Nessuno ne sta pagando il conto. Salvo le vittime, ignorate dalla politica e maltrattate dalla giustizia. A proposito, non risultano nemmeno dati ufficiali dei risparmiatori che si sono rivolti inutilmente ai tribunali.

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