In difesa di Cesare Lombroso


La furia revisionista questa volta ha colpito Cesare Lombroso, studioso di antropologia criminale, a mano di Pierluigi Battista. Che, dalle pagine di 7, settimanale del Corriere della Sera, titola: “Lombrosiani d’Italia, i razzisti siete voi”, intendendo che gli studiosi della materia (forse a Battista non particolarmente nota) siano razzisti.

Per chi non lo sapesse, Lombroso è stato medico, giurista e antropologo, noto in particolare – ma non solo – per i suoi studi sulla criminalità, che, nel mondo, tra la fine dell’800 e il 900, hanno fatto un notevole proselitismo. In Italia, il suo allievo più noto è stato Benigno Di Tullio, che negli anni 60 teneva i seminari sulla materia nel carcere di Rebibbia, avvalendosi della disponibilità degli ospiti volontari.

Gli allievi di Di Tullio hanno fatto, a loro volta, scuola, e le generazioni successive tengono tuttora banco nelle università e nei tribunali.

Il caposcuola è stato Lombroso, sul quale Battista infierisce, tacciandolo sostanzialmente di razzismo, perché “misurava le dimensioni del cranio dei poveri dementi da gettare nella spazzatura della società e cercava di dare fondatezza scientifica alla presunta relazione tra espressioni del viso e inclinazioni criminali”. 

In realtà, Lombroso, studiando migliaia di criminali detenuti nelle carceri, si era accorto che determinati tratti fisici, così come il ricorso al tatuaggio rituale e alla fratellanza di sangue, erano ricorrenti nel mondo criminale, e aprì ai suoi allievi e agli altri studiosi della materia un campo fino ad allora inesplorato, da coltivare a fini di prevenzione e repressione della recidiva nel crimine, non per marginalizzare i meno fortunati.

In effetti, è tutto il contrario di quanto afferma Battista. Il tratto somatico veniva riscontrato da Lombroso in seguito all’attività criminale, non certo per attribuire propositi criminali a chi non fosse stato particolarmente dotato da madre natura.

Naturalmente gli studi di Lombroso e dei suoi allievi diretti si sono arricchiti, nel corso dei decenni successivi, del contributo di altre discipline. Tra tutte, la sociologia e la psicopatologia forense. Concludendo, Lombroso e i suoi allievi non meritano alcuna accusa, men che meno di razzismo.     

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