Il Sindaco non ama gli avvocati


Il credito è accertato. La procedura esecutiva disposta dalla legge per la tutela del diritto di credito è puntualmente rispettata. Il pignoramento è eseguito a carico del Comune di Roma debitore. Le istituzioni intervengono per estinguere la procedura. Nulla di fatto. Il Comune debitore è assolto “a norma di legge”. Il cittadino, ingenuo creditore, invece di essere protetto dalla legge, dimentica e matrigna, è severamente sanzionato dalle istituzioni che dovrebbero predisporre e applicare strumenti di maggiore tutela. Se va bene, l’avvocato deve ricominciare da capo. Altri anni, altre spese di procedura, riscosse dalle istituzioni. Sembra una boutade.

Potrebbe essere una piece teatrale di Brecht su un fosco scenario di violenza sociale o la sceneggiatura di un film sulle prospettive di una società prossima, governata dalla tirannia. Invece è accaduto e accade nell’Italia repubblicana, ordinata dalla Costituzione del 1948, governata da istituzioni che si professano democratiche e liberali, sottoposta al vaglio della magistratura indipendente, quale terza funzione dello Stato, consapevole che la legge è uguale per tutti e che le leggi non possono contravvenire principi e ordini costituzionali supremi.

Per informazione dei cittadini che non sono incappati nelle maglie del commissariamento del Comune di Roma, dichiarato “al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi strutturali di risanamento della finanza pubblica”, in virtù del quale il sindaco ha avuto l’incarico della “ricognizione della situazione economico-finanziaria del comune e delle società da esso partecipate” (questo esattamente dispone il decreto), il Nuovo M.i.l.l.e. ha svolto un’inchiesta sollecitata dai numerosi visitatori del sito dell’avvocato Mauro Vaglio, primo degli eletti all’ultima tornata elettorale del Consiglio dell’Ordine di Roma, che ha pubblicato una documentata cronaca della vicenda.

Numerosi i visitatori, numerose le proteste (inascoltate), nei confronti delle istituzioni e del tribunale, che, tra l’altro, secondo gli avvocati più colpiti dalla vicenda, estingue indiscriminatamente i pignoramenti effettivamente destinatari del pur criticabile provvedimento e quelli che dovrebbero esserne esenti, non provenendo da “obbligazioni contratte” anteriormente alla data di emanazione del decreto, ma da fatti illeciti il cui obbligo di risarcimento è dichiarato dallo stesso tribunale. La materia, per quanto risulti, non è nemmeno all’esame della Corte Costituzionale per contrarietà alle norme costituzionali che tutelano l’uguaglianza dei cittadini e la parità di trattamento di fronte alla legge, perché è mancato il rinvio da parte del tribunale, primo giudice di legittimità delle leggi.

La materia è incandescente e scandalosa sotto il profilo giuridico, ma non solo. Il sindaco, impegnato in prima persona in qualità di commissario straordinario coadiuvato da tre subcommissari, finora non ha riferito né alla cittadinanza, né ai diretti interessati, sulle circostanze pregresse che hanno provocato il dissesto, né, tantomeno, sempre per quanto risulti, ha denunciato i responsabili che dovrebbero personalmente rispondere dei danni. Mentre il finanziamento di Risorse per Roma S.p.a., società in perdita, ancorché proprietaria del notevole patrimonio immobiliare del Comune di Roma, e dal Comune interamente controllata, prosegue a discapito dei creditori, vuoi per “obbligazioni contratte”, vuoi per fatti illeciti patiti, conclamati e non ristorati.

Il presidente della commissione bilancio del Comune ha trionfalisticamente dichiarato alla stampa nei giorni passati che a Risorse per Roma S.p.a. sono affluiti o stanno affluendo altri dieci milioni. Dieci milioni! Domanda: come può produrre perdite la società proprietaria del notevole patrimonio immobiliare del Comune di Roma? Incapacità di gestione? Dissipazione? Errori del passato? Sono stati realizzati cespiti di grande valore; le infrastrutture territoriali richieste dalle esigenze di trasformazione urbana (il pretesto nel 2001 per la costituzione di Risorse per Roma S.p.a., definita s.t.u. – società di trasformazione urbana) invece non sono state realizzate, eppure la gestione continua a essere in perdita. Qualcosa non quadra. Forse deve cambiare la squadra di governo della società e forse è richiesta una revisione dei conti di revisori indipendenti.

I professionisti amici dell’associazione sono a disposizione, gratuitamente, così come gratuitamente si sono offerti di valutare le responsabilità di gestione della Nuova Fiera di Roma, altra, e ben più grave, voragine di perdite, prevedibile fin dal concepimento e infatti prevista dal Nuovo M.i.l.l.e. che, insieme all’Opinione, ha svolto un’inchiesta a puntate nel primo semestre del 2006, prima della conferma del precedente sindaco e prima che la perdita assumesse le dimensioni di un disastro irrimediabile. Gli articoli pubblicati, prima e dopo la lettera di contestazione dell’assessore in carica all’epoca, dimostrano circostanziatamente, malgrado l’opacità dell’iniziativa e l’indisponibilità di documentazione utile, la prevedibilità e quindi, a maggior ragione, la gravità delle perdite e delle responsabilità: denunciate dal sindaco attualmente in carica prima, durante o dopo il commissariamento richiesto dalle esigenze di “ricognizione della situazione economico-finanziaria del comune e delle società partecipate per riequilibrare la finanza cittadina”? Non risulta, ma i cittadini e gli avvocati sarebbero lieti di una smentita circostanziata. Nel contesto, le azioni di riscossione forzata del credito (domanda interlocutoria: nei confronti di una istituzione sono proprio necessarie le azioni di riscossione forzata?), legittimamente o illegittimamente estinte, si vedrà, non dovrebbero piuttosto ricevere soddisfazione?

Il Nuovo M.i.l.l.e. ha intervistato sul tema l’avvocato Mauro Vaglio il quale ha dichiarato: “I cittadini e, in particolare, gli Avvocati romani sono penalizzati direttamente nel loro patrimonio da un’interpretazione non condivisibile e contraria ai principi generali del diritto da parte dei giudici dell’esecuzione, che dichiarano l’estinzione di tutte le esecuzioni presso le tesorerie del Comune di Roma, nonostante si proceda in forza di sentenze di condanna. Il Sindaco di Roma, nonché Commissario Straordinario, dovrebbe fare in modo di chiarire una volta per tutte, anche al fine di riconquistare la fiducia di una parte consistente del proprio elettorato, che le norme relative al Commissariamento ed al dissesto si applicano esclusivamente alle obbligazioni a suo tempo “contratte” dal Comune di Roma e non ai risarcimenti ed alle spese di soccombenza. Ma soprattutto dovrebbe emettere un provvedimento ufficiale che stabilisca la definitiva cessazione della impignorabilità per le somme dovute dal Comune di Roma per effetto di sentenze esecutive.

Infatti, a distanza di quasi un anno dal blocco dei pagamenti, ancora non si è tornati alla normalità. Anzi, l’orientamento dei giudici dell’esecuzione del Tribunale di Roma è rimasto invariato anche dopo l’approvazione del piano di rientro da parte del Presidente del Consiglio, e, quindi, oltre a dichiarare l’estinzione delle procedure esecutive, gli stessi non dispongono nemmeno l’ammissione del credito alla massa passiva, nonostante l’espressa previsione normativa in tal senso. Si tratta di un vero e proprio sopruso ai danni degli Avvocati romani (prima ancora che dei cittadini), i quali non solo vengono privati di denaro a loro dovuto in forza di provvedimenti giudiziari definitivi ed esecutivi, ma si debbono fare anche carico delle spese dei pignoramenti estinti”. In attesa della comunicazione del sindaco, una inchiesta è d’obbligo, per registrare le voci degli altri protagonisti della vicenda. La parola alla presidenza del consiglio, al tribunale, agli avvocati e ai cittadini.

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