Furti in metropolitana a Roma

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MELOG Il piacere del dubbio, la seguita trasmissione di Gianluca Nicoletti a Radio 24, non offre soltanto dubbi, offre anche certezze, quelle di Nicoletti e del suo editore, sostenute da testimonianze di comodo. E, se qualche ascoltatore, ammesso al dialogo, dissente, viene interrotto o tacitato. L’ultima è dei giorni scorsi.

La metropolitana di Roma è infestata da squadre organizzate di donne e ragazzini rom che accerchiano e derubano i passeggeri, di solito anziani, donne e stranieri. Non c’è il deterrente di una vera e propria vigilanza, che, d’altra parte, non ci può essere dappertutto, e le squadre la fanno franca. Le rare volte che interviene a salvare il malcapitato il vigilante o il poliziotto di turno, i ragazzini lo accusano di maltrattamenti e, di fatto, sbeffeggiano lo Stato, nella persona del rappresentante delle Forze dell’Ordine, e, subito dopo, tutto ricomincia da capo. Questa è stata la premessa del racconto di MELOG, riconosciuta da tutti i partecipanti.

L’episodio proposto da Nicoletti è consistito nella reazione di un passeggero derubato che ha schiaffeggiato la (presunta) ladra, riscuotendo gli applausi dei numerosi presenti. Nicoletti ha sostenuto che non si può abdicare a millenni di civiltà per farsi giustizia da sé. Un criminologo ha spiegato che la reazione è comprensibile, ma non giustificabile. Un ascoltatore dissenziente è stato interrotto sul più bello. Una ragazza ha raccontato di avere avvertito uno straniero del furto imminente e di avere subito le conseguenze del suo atto di civiltà: botte e sputi. Un vigilante, avvisato poco dopo dell’accaduto, ha detto che questo accade tutti i giorni. E’ comprensibile che la ragazza, la prossima volta, ci pensi due volte prima di intervenire.

Morale: il crimine ne è uscito vittorioso. Gli astanti sono portati a pensare che, se non interviene lo Stato, che ne avrebbe il compito, e se la persona non può reagire, pena subirne le conseguenze, è saggio girarsi dall’altra parte. Non è questione di apatia od omertà, è questione di sopravvivenza. Sono fandonie che la criminalità è diminuita.

Questi reati, che influenzano la vita quotidiana dei cittadini, determinandone i comportamenti, non sono denunciati e non entrano nelle statistiche. Ne cives ad arma ruant, dicevano i romani (antichi), che, tradotto, potrebbe essere: lo Stato faccia qualcosa per evitare che la gente si faccia giustizia da sé. Sappiamo bene che il problema non si risolve in un giorno, ma, per strada, non si vedono nemmeno le premesse di un cambiamento.

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