Cuoco, ma anche un pò filosofo

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“Lo chef numero uno si racconta. Il riavvicinamento alla religione, la solitudine, il caos calmo che è in ognuno di noi. Sono un’anima in pena, dice ironico. Dalla metafora della patata e del tartufo alla morte della madre, dalla famiglia all’ansia del futuro. Ritratto, alla vigilia del Natale, di un cuoco che con la sua filosofia e i suoi progetti sta provando a cambiare il mondo”. Speriamo che ci riesca, viene da dire, o almeno che cucini una buona pastasciutta.

La frase virgolettata non è nostra. E’ la presentazione di un noto chef votato al “cambiamento”, come oggi è di moda dire, reclamizzato, con tanto di foto e articolessa, da un noto giornale a diffusione nazionale.

Ormai i cuochi sono dappertutto. Una volta c’era Gualtiero Marchesi, il rifondatore della cucina italiana, cuoco, non chef. Poi è venuto Vissani, la prosa si è mischiata con la cucina e i prezzi sono andati alle stelle. In Italia, allora, sono venuti cuochi dalla Germania e dalla Francia, e hanno fatto i soldi, tanti. Poi c’è stato il diluvio, chef dappertutto, in televisione, sui giornali, qualcuno anche in cucina. C’è quello che a casa sua finalmente torna a chiamarsi soltanto Carlo e si gode il bagno e il living (di una certa marca).

I politici, fiutato il vento della novella mania, si improvvisano cuochi per propaganda. Cucinano davanti alle telecamere risotti improbabili, che Vespa fa assaggiare regolarmente al pubblico. Non se ne può più. Torniamo alla pastasciutta, meglio al dente, ma se è un po’ scotta, pazienza.

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