Criminalità troppo diffusa, chiediamo almeno l’inversione di tendenza

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La banda di via Osoppo non dice nulla ai giovani di oggi. Ma, negli anni 50, a Milano, è stata protagonista assoluta della mala, in ambrosiano la “ligera”.

Lo ha ricordato nei giorni scorsi l’ultimo sopravvissuto della banda, Ugo Ciappina, povero e novantenne. Orgogliosamente ha detto “Non ho mai ucciso e non ho mai rubato nelle case, ho rapinato solo banche” (in seguito le banche si sono abbondantemente rifatte). Che differenza dai balordi di oggi, che uccidono per niente, allevati nel brodo di coltura delle zone controllate, tante, troppe. Giustificati e aiutati, accada quel che accada.

Il grave ferimento di Manuel Bortuzzo, stella nascente del nuoto italiano, ha portato alla luce uno spaccato di realtà inquietante, nota agli operatori, ma indisturbata, nella Capitale, nella prossimità dei luoghi istituzionali. I due pischelli (così li hanno chiamati i vicini di casa, intervistati, tra una minaccia e l’altra) hanno “sbagliato”. Che ci volete fare! Il padre di Manuel molto compostamente ha detto che la situazione dovrebbe essere riformata. Da chi, si capisce. Quando e come, molto meno.

Noi siamo per la tutela dei diritti, garantisti, si potrebbe anche dire, ricorrendo al luogo comune che non condividiamo, come i nostri lettori sanno. Ma siamo per la garanzia di sopravvivenza, fisica e sociale, soprattutto dei cittadini che vivono o frequentano, per necessità, i quartieri ad alto tasso di criminalità. Sappiamo che non è facile estirpare la gramigna quando ha attecchito. Vorremmo vedere almeno l’inversione di tendenza.

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