Covid, protocollo Zangrillo


Bentornato a Berlusconi e complimenti a Zangrillo! In dieci giorni o poco più, Berlusconi si è ammalato di Covid ed è stato ricoverato e dimesso, con conferenza stampa all’uscita e battute a gogò.

In presenza di Zangrillo, mascherato ma vigile, che gli avrà detto: Presidente la faccia questa conferenza stampa, se proprio ci tiene, poi dritto a casa e buono per qualche giorno; io ci sono, ma lei non esageri.

Abbiamo piacere ovviamente che Berlusconi abbia sconfitto il virus e sia tornato in villa per la quarantena, ma non possiamo non manifestare la sorpresa che la terapia sia stata efficace in così breve tempo, malgrado l’età non più verde dell’illustre malato, afflitto tra l’altro, a quanto ha detto lo stesso Zangrillo, da una carica virale notevole, anzi unica.

 Evidentemente Zangrillo ha messo a punto un protocollo di cura ignoto ad altri clinici, magari sperimentale, che Berlusconi non ha esitato ad autorizzare, ben consapevole del valore del medico.

Se le cose stanno così – e se non stessero così, avremmo piacere di essere informati – il protocollo di Zangrillo merita di essere adottato in tutti gli ospedali italiani. Perché anche i meno fortunati abbiano la possibilità di essere curati dalla terapia di un grande clinico.

Che – ricordiamo – ha salvato la vita a tante persone del tutto sconosciute e ad un altro illustre malato, nelle settimane scorse: Bertolaso, che ha dichiarato apertis verbis di essere vivo grazie a Zangrillo.

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